Napoli – A tutto campo, supporto per i compagni e pericolo per gli avversari. Il migliore in campo per SpazioNapoli è…

A tutto campo, supporto per i compagni e pericolo per gli avversari. Il migliore in campo per SpazioNapoli è…

Napoli Campione d’inverno, non accadeva dalla meravigliosa annata 1989-1990. Dolci ricordi che rendono giustizia ad un percorso entusiasmante e non privo d’insidie, che consegna gli azzurri al giro di boa da primi in classifica, con una retroguardia blindata, miglior attacco della competizione e capocannoniere indiscusso. Un capolavoro griffato Maurizio Sarri da completare, arricchire e migliorare, vivendo un tragitto che domenica dopo domenica pare vivere profili sempre più suggestivi e ambiziosi.

Il trionfo del gruppo, l’ennesimo pokerissimo stagionale ai danni di un Frosinone impotente al cospetto di un undici partenopeo compatto, pungolato al punto giusto dal tecnico sulle difficoltà della trasferta in terra ciociara dove in molti hanno patito e lasciato punti preziosi. Messaggio recepito dalla retroguardia, che salvo il goal a risultato ormai ampiamente acquisito di Sammarco tiene in maniera impeccabile. Su tutti brilla Raul Albiol, guida in pectore della linea difensiva, sicuro in ogni intervento, preciso in marcatura e deciso in anticipo. Irreprensibile la resa in quello che è il suo mestiere, in una prestazione arricchito dalla rete del vantaggio firmata con uno spunto rapace sul secondo palo, movimento sapiente concluso con una precisa girata al volo di sinistro a sfruttare al meglio il preciso piazzato di Mertens. Un goal essenziale negli equilibri dell’incontro, in grado di incardinare i minuti successivi sui binari del trionfo.

A metà campo i meccanismi girano alla perfezione, da applausi le prestazioni di Allan e Jorginho ma la ribalta è nuovamente tutta per Marek Hamsik. Il capitano partenopeo suggella al meglio il suo gettone numero 300 in maglia azzurra nel massimo campionato con una prestazione da spellarsi le mani. Sempre pronto a dettare la giocata, crea superiorità garantendo – in più – un supporto essenziale al fraseggio azzurro. Trova la terza rete consecutiva, portando a il bottino stagionale, e lo fa a modo suo, con una piccola gemma. Scatto a incrociare, tagliando la metà campo avversaria e botta radente e precisa nell’angolo basso alla destra dell’incolpevole Zappino.

Un goal d’autore, come quello di Manolo Gabbiadini, mezz’ora per ritrovare il campo dopo l’infortunio a novembre con la maglia della Nazionale. All’ex Samp ne bastano cinque per mettere il suo timbro sull’incontro, a modo suo, con un mancino a giro d’antologia, disegnando una parabole umanamente imprendibile. Sesto goal stagionale, al cospetto di un minutaggio fin troppo esiguo, non all’altezza delle sue immense qualità. Aumenterà nelle prossime settimane, questo è un fatto, in presenza di impegni sempre più probanti e ravvicinati. Certo, per il tecnico azzurro, sarà sempre complesso escludere il titolare nel ruolo, Gonzalo Higuain, il migliore in campo della sfida del Matusa. L’incubo, l’amara realtà con cui l’undici di Roberto Stellone è stato quest’oggi chiamato a confrontarsi, impotente. Uomo squadra, a tutto campo, dall’apporto in mischia sui piazzati avversari all’alacre lavoro sulle trequarti, spesso intento nell’innescare i compagni di reparto o dare respiro alla manovra con sapienti cambi di gioco. Poi c’è il goal, il suo mestiere, con la doppietta odierna sono diciotto le reti in diciannove presenze in campionato, ventesima realizzazione stagionale. E se la seconda marcatura è un piccolo capolavoro, in slalom tra le maglie avversarie –  una perla che si aggiunge alla collezione composta dalle reti di Hamsik e Gabbiadini – il primo goal, quello del raddoppio partenopeo è una sfida al passato. Quegli undici metri che cinque volte l’avevano visto fallire la passata stagione, passi in cui aveva visto sfumare Champions League  e Copa America, affrontati con grinta, rabbia, quella scaricata nel destro potente e centrale che spiazza l’estremo difensore avversario. Qualcosa è cambiato, ormai è una certezza.

Edoardo Brancaccio

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