Napoli – LETTERA DEL TIFOSO – “Caro Mihajlovic, noi non l’abbiamo mai etichettata per le sue origini, da lei non accettiamo lezioni”

LETTERA DEL TIFOSO – “Caro Mihajlovic, noi non l’abbiamo mai etichettata per le sue origini, da lei non accettiamo lezioni”

Riceviamo e pubblichiamo:

Caro Sinisa,

le scrivo in merito alle considerazioni che ha espresso nei confronti di un tesserato della sua società nonché suo giocatore, Honda. Lei, dopo l’ennesima intervista rilasciata dallo stesso in patria, ha ben pensato di etichettarlo come “napoletano” e non come giapponese.

Accezione questa usata, ovviamente, per l’ennesimo luogo comune, in termini negativi. Mi tocca quindi farle delle dovute precisazioni, perché lei sarà stato anche un ottimo calciatore, un fuoriclasse della difesa, ma evidentemente ha tralasciato l’importanza di approfondire alcune materie, come la storia ad esempio, ed ha perso ancora una volta, l’opportunità di restare in silenzio e fare più bella figura.

Sarebbe da stupidi approfondire in tale sede dinamiche storiche che ripercorrano là grandezze della mia città e la sua storia, per quello ci sono i libri, che spesso qualcuno, a quanto pare, tralascia. Come già le scrivevo, ha perso un’altra occasione per fare bella figura, giacché mi pare che la sua squadra non riesca a decollare nonostante i quasi 100mln spesi, e mi sembra doveroso sottolineare che lei non è certamente la prima volta che fa un’uscita a vuoto.

Scrivendo il suo nome su Google le prime cose che appaiono sono dei suoi litigi con il già citato Honda, con Eto’o, con Cerci ed Alex, con Okaka, oppure di quando litigava con Bergomi in diretta Sky oppure di quando invitava i tifosi della sua Fiorentina a non rompere i co****ni!

È doveroso sottolineare che noi però non l’abbiamo mai etichettata in nessun modo, nonostante le sue origini siano di una terra, dalla quale non abbiamo nulla da invidiare in termini di cultura e rispetto, e da cui spesso sono partiti suoi connazionali venuti qui in tenuta da guerra.

Se la sua memoria è breve basta che le ricordi Italia – Serbia di qualche anno fa. Credo che mi possa fermare qui e la saluto, ma prima voglio dirle l’ultima cosa: lei ora si scuserà, dirà che la sua era un’espressione detta così e girerà la storiella come meglio crede, ma una cosa è certa… prima di parlare di noi, guardi in casa sua, e quando è proprio sicuro di poter lanciare la prima pietra, e si sciacqui la bocca, che lezioni di stile non le accettiamo certo da lei. 

G.S.

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