Milan – Leonardo ammette: «In estate ho pensato di riportare Ibrahimovic al Milan»

Leonardo in occasione della consegna del premio Liedholm 2018 ha parlato delle sue prospettive al Milan e conferma l’affare Paquetá

Il direttore dell’area tecnica del Milan Leonardo ha oggi ricevuto il premio Liedholm 2018 per la “profonda cultura, non soltanto sportiva” mostrata nel ruolo di dirigente calcistico. Durante la cerimonia tenutasi al Golf Club Margara di Fubine, in provincia di Alessandria, il manager rossonero ha avuto modo di parlare soprattutto di mercato e ovviamente l’argomento principale è stato l’acquisto di Lucas Paquetá«Abbiamo un accordo di base con il Flamengo, ma il mercato apre 3 gennaio e l’ufficialità non può esserci. L’affare comunque è concluso. Sui social? Io seguo tutti, mi piace curiosare e quindi seguo anche Lucas. Avremo tempo di parlarne, deve ancora giocare 10 partite in Brasile ed è in lotta per il titolo», ha confermato Leonardo. Il direttore generale ha poi rivelato un interessante retroscena che riguarda Zlatan Ibrahimovic, suggestione di mercato emersa negli ultimi giorni. «È normale che ci sia un legame anche personale con lui. Quando siamo arrivati ci abbiamo fatto un pensiero, anche a 37 anni è un trascinatore. Oggi il mercato è chiuso. Dobbiamo fare le cose con calma, non dobbiamo dimenticare che ci sono dei paletti del Fair Play Finanziario. Vogliamo costruire una squadra competitiva», ha confessato Leonardo.

Il manager ha poi parlato di Higuain definendolo «una certezza» e «un grande trascinatore». Leonardo chiede poi a Calhanoglu di essere più incisivo mentre sottolinea i meriti di Suso (tutti sanno come gioca ma non riescono a marcarlo. È bello vederlo giocare) e di Cutrone (ha un’energia e una vivacità contagiante). Per quanto riguarda quelli che fino ad oggi hanno giocato meno: «Stiamo parlando di tanti giocatori importanti, come lo sono anche Castillejo e Laxalt. Anche Bakayoko si metterà in mostra. Ci sono tante cose positive».

Infine, Leonardo ha fatto il punto sulla sua vita professionale dopo essere tornato al Milan per la quarta volta: «È stata una scelta dettata dalle emozioni, un po’ come ho fatto in passato perché nella mia vita è sempre stato difficile programmare qualcosa. Quella di aver ricoperto diversi ruoli rappresenta una ricchezza per capire i limiti di ciascuno nel mondo del calcio: giocatori e allenatori vincono le partite, i dirigenti i campionati. La società deve essere equilibrata, guardare a lungo termine con la forza delle proprie idee. Ho fatto sei anni da assistente di Adriano Galliani: è questa la mia vera università, quel Milan era una macchina perfetta di organizzazione e valori».

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