Dallo Scudetto alla Caporetto. Totti dice addio alla Roma: “Mi dimetto”

Dallo Scudetto alla Caporetto. Totti dice addio alla Roma: “Mi dimetto”

Nel giorno che ricorda il terzo campionato vinto dai giallorossi, l’ex capitano annuncia ufficialmente il suo congedo dal club che ha rappresentato per 30 anni

Un oblio ormai costante. Un tunnel senza fine da cui la Roma non riesce proprio ad uscire. E nel giorno che ricorda i 18 anni dall’avvenimento più importante della storia del club, quello del terzo Scudetto, Francesco Totti annuncia il suo addio da dirigente giallorosso. E lo fa in modo schietto, sincero, senza filtri. 80 minuti di cruda realtà nella sala d’onore del Coni. Una Caporetto per i colori romanisti, che dopo De Rossi perdono anche l’ultima bandiera, la più importante e maestosa.

Una decisione difficile, ponderata e crudele, ma forse inevitabile. Francesco Totti, dopo due anni da dirigente, ha annunciato ufficialmente il suo addio. I motivi: li ha spiegato lui stesso. A monte c’è l’incompatibilità con la società, in particolar modo con Baldini e Pallotta. Un ruolo, il suo, solo di facciata, senza un’operatività concreta: “E’ un giorno pesante, ma viste le condizioni era il momento giusto di prendere questa decisione, non ho mai avuto la possibilità di poter esprimere il mio lavoro. Non è il momento di essere pro Pallotta, pro Baldini. E’ normale che, come ho sempre detto che i presidenti passano, le bandiere no. Ho riflettuto tanto e non è stata colpa mia l’essere arrivati a questa decisione. Non ho mai avuto la possibilità di esprimermi, non mi hanno mai coinvolto nel progetto tecnico. Per il primo anno ci può stare, nel secondo avevo già capito cosa volevo fare e non ci siamo mai aiutati. Loro non hanno mai voluto, mi tenevano fuori da tutto”.

E pure Pallotta, nell’ultima intervista rilasciata al sito della Roma, aveva ribadito la centralità dell’ex 10 nel suo progetto. Evidentemente mentiva, come ha ribadito lo stesso Totti, sottolineando il fatto che, all’interno della dirigenza, più di qualcuno voleva il suo addio, su tutti il ‘deus ex machina’ , Franco Baldini: “Un rapporto con lui mai c’è stato e mai ci sarà. Se ho preso questa decisione è perchè ci sono dei problemi interni nella società. Uno dei due era di troppo, ho fatto io la scelta di andarmene. Con troppi galli a cantare non si fa mai giorno. Lui cantava da lontano, e l’ultima parola spettava sempre a lui. Quindi era inutile dire ciò che volevo cambiare in questa società, era tempo perso”

L’ex capitano ha ribadito poi il concetto che a più maniere torna dalle parti di Trigoria, ovvero l’assenza di un Presidente, di un DT, di un capo: “Serve uno che dica come stanno le cose… E questo dà problemi alla squadra, per me crea un danno. Il presidente deve essere più sul posto, quando vedono il capo tutti stanno sull’attenti, dal primo all’ultimo. Quando non c’è, fanno tutti come gli pare. E come quando ci si allena senza il mister: quando c’è vai a mille all’ora, quando allena il secondo si inizia a fare un po’ gli stupidi”

E poi ancora, ancora e ancora. Francesco Totti è un fiume in piena nella sala d’onore del Coni, di continuo a sottolineare la pseudo prigione che gli aveva costruito attorno la società: “Sono stato un peso per questa società. Mi hanno dato del personaggio ingombrante, sia da giocatore che da dirigente. Ci sono persone che non mi volevano. Tante persone vogliono il male della Roma, l’errore di Pallotta è che si fida di queste persone. Conosco Trigoria come le mie tasche, conosco gli spostamenti di tutti, dall’usciere al vicepresidente. Ma non perché sono il più bravo di tutti, è perché ci sono cresciuto. Come si fa ad andare avanti coesi così? E’ impossibile, ognuno pensa a se stesso. E di quello che riportano a Boston arriverà un decimo a Boston” . Un rapporto, quello con il presidente, ai minimi termini: “Ultimamente ha cercato in ogni modo di trattenermi, sempre per vie traverse e in terza persona. In 2 anni non ho mai sentito né Pallotta, né Baldini. Che devo pensare? Di essere benvoluto? No… Se avessi sbagliato qualcosa, mi avrebbe chiamato e mi avrebbe chiesto di metterci la faccia. Non è mai successo”.

C’è di tutto nelle sfogo del dirigente, persino alcuni retroscena sul dopo Roma-Barcellona: “Di Francesco chiese 4-5 giocatori e non gliel’hanno mai presi. Inutile nascondersi, perché poi dopo la verità fa male… Non difendo il mister, ha sbagliato, ma ha chiesto 4-5 giocatori. Ne hanno presi zero? Lei lo sapeva? Io si… Dalla vostra parte tutto è più semplice”. E ancora mercato, e quesa volta torna sulla questione Antonio Conte: “Ci abbiamo lavorato io e Fienga. Ci siamo detto “l’unico che può cambiare la Roma è Conte”. Ci aveva dato l’ok, ci siamo visti e sentiti parecchie volte. Poi ci sono stati problemi e ha cambiato idea, ora è all’Inter. Pallotta l’ha saputo ed era contento del fatto che era possibile”.

Un addio in concomitanza anche con la scelta di Fonseca e Petrachi, rispettivamente neo allenatore e ds. Soluzioni, queste, non avallate da Totti: “Solo quando erano in difficoltà mi chiamavano, sempre all’ultimo, in 2 anni avrò fatto 10 riunioni… Come se volessero allontanarmi da tutto. Prima o poi il cerchio si stringe. Ho cercato in ogni modo di mettermi a disposizione e di dare qualcosa in più, dall’altra parte vedevo che il pensiero era diverso”.

E ancora sull’addio di De Rossi, amico e compagno di una vita: “Non ho messo bocca. Dicevo ad alcuni dirigenti da settembre ‘Se pensate che sia il suo ultimo anno, diteglielo subito. Non fate come avete fatto con me, è il Capitano e merita rispetto‘”.

Ora si volta pagina, si guarda al domani. Le offerte per lui non mancano, ma ci vorrà tempo. Staccarsi dalla propria essenza non è facile. Ma è un arrivederci, non un addio: “Sicuramente con un’altra proprietà potrei tornare. Dipenderà poi se quest’altra proprietà mi chiamerà, se crede nelle mie potenzialità. Sicuramente non ho mai fatto e non farò mai male alla Roma. La Roma viene prima di tutto, anche oggi. Staccarmi dalla Roma per me significa morire. Sarebbe stato meglio.”

Una Roma che, dunque, ne esce distrutta dalle “verità di Francesco Totti”. Una dirigenza smascherata, quasi posta a nudo dall’ex capitano. In tutti i suoi problemi, in tutto il suo caos, in tutta la sua poca chiarezza. Vedremo se, anche questa volta, Pallotta e Baldini staranno in silenzio, in un appartamento di Boston e in un ufficio di Londra. Così, di certo, sarà difficile andare avanti. Ora serve la società, sempre che ci sia davvero.

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Federico Leoni

fonte foto: quotidiano.net

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