Il canto del Niño: Fernando Torres, un nueve negli annali

Il canto del Niño: Fernando Torres, un nueve negli annali

Il centravanti ha comunicato che il 23 agosto disputerà l’ultima gara della carriera: il suo talento rimarrà indelebile nelle nostre menti

Devo comunicare una cosa molto importante. Dopo 18 eccitanti anni, è arrivato il momento di mettere fine alla mia carriera“. È bastato un comunicato su Twitter pubblicato il 21 giugno sulla bacheca di @Torres, username di Fernando Jose Torres Sanz, per far sorgere negli appassionati di calcio un sentimento di profondo dispiacere, inutilmente camuffato perchè tradito da qualche lacrima scesa sulle guance.  

Un altro giocatore simbolo del primo decennio del XX secolo ha deciso di appendere le scarpette al chiodo: “El Niño” (“il bambino”) è diventato uomo.

Il classe ‘84 disputerà l’ultimo incontro il 23 agosto, nel match che aprirà il 24° turno (su 31) della J1 League: il suo Sagan Tosu affronterà tra le mura amiche il Vissel Kobe di Iniesta e Villa.  

Il biondo attaccante spagnolo scriverà le ultime righe della sua vita da calciatore davanti ai 24.130 spettatori (si preannuncia il tutto esaurito) dell’ Ekimae Real Estate Stadium, noto per ragioni di sponsorizzazioni come Best Amenity Stadium, in compagnia di Don Andrès e di El Guaje, connazionali con cui ha vissuto emozioni indimenticabili. 

I 38 acuti siglati in 110 apparizioni con la Roja (terzo marcatore di tutti i tempi) non testimoniano appieno quanto egli abbia inciso nei successi della Spagna. Con le selezioni giovanili si è laureato capocannoniere e miglior giocatore dell’Europeo Under 16 del 2001 e di quello Under 19 del 2002 rispettivamente con 7 e 4 sigilli. Con la nazionale maggiore è l’unico giocatore ad aver realizzato due reti in altrettante finali di un Europeo: una decisiva nel 2008 (1-0 alla Germania), l’altra utile per arricchire il pesante passivo (4-0) inflitto all’Italia nel 2012 e per guadagnare il titolo di marcatore più prolifico del torneo (condiviso con cinque colleghi). Nel mezzo la Coppa del Mondo 2010 sollevata a Johannesburg.   

Dopo diciotto anni di carriera resta però l’amaro in bocca. Gli otto trofei complessivi conquistati tra club e nazionale (compresa una Segunda Divisìon con l’Atletico Madrid) non sono abbastanza. Resta il dubbio che il n°9 potesse ottenere e dare qualcosa in più. L’approdo al Chelsea nel gennaio 2011, dopo tre e anni e mezzo superlativi con il Liverpool (141 presenze, 81 gol, 20 assist), segnò l’inizio della sua fase discendente. L’esperienza con i blues e il prestito semestrale al Milan ci restituiscono l’immagine di un giocatore fragile fisicamente (in primis a causa del ginocchio destro) e mentalmente, incapace di trovare il feeling con il manto erboso di Stamford Bridge e San Siro. Nonostante questo, i suoi artigli hanno graffiato e ferito gli avversari quando è stato necessario. Quasi tutti hanno dimenticato le sue fondamentali marcature per il trionfo del Chelsea in Champions League nel 2012 (rete della qualificazione in finale) e nel 2013 nell’atto conclusivo di Europa League (sigillo che aprì le danze). 

Le gesta e i primati del centravanti spagnolo verranno sicuramente tramandati dai tifosi dell‘Atletico Madrid, non un semplice club ma la sua seconda famiglia. A 11 anni approdò nelle fila dei colchoneros. È  stato il giocatore più giovane a esordire in prima squadra (17 anni) e ad esserne capitano (19 anni). 

Raccontare ciò che è stato ed è tuttora per i Rojiblancos è difficile e, forse, anche prematuro: siamo pronti a scommettere che El Niño sarà protagonista anche in futuro -nelle vesti di dirigente- con questi colori. Il capitolo che racconta la sua carriera in campo sta finendo ma presto ne seguiranno tanti altri.

Una vera storia di calcio termina al 90’, non alla fine del primo tempo.

Paolo A.G. Pinna

Fonti foto: Eurosport; www.Repubblica.it; tuttomercatoweb.com; ChatSports; Sports Mole; www.Sportsgreat101.com; sport.sky.it; LaQuotaVicente.it; Info The Calderòn; CharityStars

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