Nicola Berti: “Punto su Barella ma voglio anche Chiesa. L’Inter di Conte è la squadra giusta per Federico”

Nicola Berti: “Punto su Barella ma voglio anche Chiesa. L’Inter di Conte è la squadra giusta per Federico”

Se
Javier Zanetti è l’anima classica
della società lui è la versione rock” parola di
Ignazio La Russa, noto tifoso interista, che due giorni fa alla
Camera dei Deputati ha accolto
con queste parole
l’arrivo dell’ex calciatore nerazzurro,
osannato dalla
tifoseria più pazza d’Italia che in lui si riconosce.
10
stagioni, 1 scudetto, una Super coppa italiana e due Coppe Uefa (nel
‘91 e ‘94) per il centrocampista outside the box.
Intervista
fuori dagli schemi
dunque, ricca di simpatici aneddoti,
per rinfrescare con la sua grande simpatia
un’estate rovente.
E pensare che il primo gol della sua
carriera fu proprio ai danni della
Beneamata…segni
d
i un destino dispettoso

L’arrivo
di Conte la entusiasma? Può ricordarle l’esperienza di Giovanni
Trapattoni sulla panchina nerazzurra?

Sì. I contatti tra i due ci sono. Entrambi hanno un passato alla Juve e sono vincenti. Antonio si è “spurgato” allenando la Nazionale e il Chelsea. Vediamo già i primi risultati dalle amichevoli. La preparazione è stata dura. I giocatori aggrediscono lo spazio, sono propositivi. Ci voleva un cambiamento, un po’ di pulizia finalmente. Mancano solo le punte e poi si parte alla grande.

E’
contento degli acquisti a centrocampo?

Molto.
Barella mi piace davvero. Vorrei anche Chiesa. Andrà via dalla
Fiorentina. Dovrebbe venire all’Inter perché, con Conte in
panchina, è la squadra fatta apposta per lui.

Quanto
assomiglia nel modo di giocare al papà Enrico?

Tanto,
ma Federico ha un tiro più potente.

Catapultiamoci
nella prossima stagione. Le tre favorite saranno Juve, Napoli e
Inter?

Il Napoli può far bene perché ha tenuto tutti i pezzi più pregiati. Se noi prendiamo un paio di punte siamo al livello della Juve. Finalmente ci sarà un campionato più avvincente.

Dal
nostro calciomercato a quello estero. Lei ha giocato sia in Premier
League con il Tottenham che all’Alaves in Liga. Quale delle due si
sta attrezzando meglio in vista del prossima stagione?

Senza
dubbio il Tottenham. Sono stato sei mesi fa, grazie all’Inter
Legend, all’inaugurazione dello stadio e ho visitato il loro centro
d’allenamento. Ci sono 22 campi, uno più bello dell’altro. Sono
avanti anni luce rispetto a noi ed hanno delle potenzialità
pazzesche. Dico solo che cambiano il manto erboso ogni 5 mesi…

E’
innamorato del campionato inglese?

Io
mi sento italiano e prediligo il nostro. Abbiamo superato intanto la
Liga. A parte il Real Madrid, il Barcellona e l’Atletico le altre
non danno poi così tanta battaglia. Noi non abbiamo solo Juve,
Napoli e Inter ma anche altre squadre competitive.

Dopo
Nicola Berti il giocatore più simpatico? E il più forte con cui ha
giocato?

Youri
Djorkaeff è favoloso ma anche con Ronny (Ronaldo il Fenomeno) ci si
diverte. Il più forte senza dubbio il brasiliano. Quando faceva i
suoi numeri in campo ed io ero in panchina davo delle testate
pazzesche per applaudirlo.

E
il giocatore nerazzurro con cui ha avuto qualche scaramuccia?

Ho sempre preso in giro Cristian Vieri dicendogli “100 gol con la maglia dell’Inter e non hai mai vinto nulla”. Una volta mi incontrò allo stadio e mi replicò “110 anni di storia dell’Inter e tu sei l’unico che mi sta sul ca…” (ndr, ride).

Era
più forte la Nazionale di Italia ‘90 o quella di Usa ‘94?

Il rimpianto maggiore è stata la semifinale del ‘90. Eravamo più forti con il pubblico a favore, ma in quell’occasione non del tutto per via del mito di Maradona (ndr, la partita contro l’Argentina si giocò allo stadio del San Paolo a Napoli). Il Mondiale in America fu organizzato malissimo, con un caldo assurdo e orari improbabili. 10 giocatori su 11 all’intervallo chiedevano il cambio. Sono stato l’unico interista a giocare la finale nel ‘94 ed è un motivo di vanto (ndr, Pagliuca era stato appena acquistato ma non aveva ancora mai giocato una partita in nerazzurro).

Il
gol che ricorda con più trasporto?

Tutti
pensano al famoso gol al Bayern (ndr, era il 23 novembre 1988 nella
gara d’andata degli ottavi di Coppa Uefa quando dopo un’azione in
contropiede realizza una rete di pregevole fattura battendo Aumann).
A me invece piace piuttosto quello del derby in cui Gullit pareggiò
(ndr, era l’11 aprile 1993, finì 1-1; se l’Inter avesse vinto
avrebbe tenuto aperto il discorso scudetto). La scena del gol dura
quattro minuti come una canzone. Rubo palla a Maldini, tunnel a
Costacurta che mi atterra. Baresi mi lancia il pallone addosso. Mi
arrabbio e vengo ammonito per proteste. Stuzzico a più riprese,
annunciando alla difesa del Milan che segnerò. Punizione di Ruben
Sosa e gol di testa. Indimenticabile…

Quanto
è stato importante per la sua carriera Trapattoni?

E’ stato l’allenatore che ho avuto per più tempo. Potevamo cambiare anche 2-3 mister all’anno. Con lui sono stato invece per tre anni di fila. Era un papà. Una volta ci incrociammo alle 5 del mattino io che ritornavo ad Appiano Gentile dopo una notte di baldoria e lui che usciva per andare a Malpensa perchè voleva andare a vedere una squadra europea che dovevamo incontrare. Mi disse dalla macchina: “Quando torno facciamo i conti” ma poi semplicemente si raccomandava di stare attento perchè Milano era pericolosissima.

Il
coro più bello che le hanno dedicato?

“Nicola Berti facci un gol…ed è la Nord che te lo chiedeee Nicola Berti facci un gol”, un coro così per un centrocampista quando dall’altra parte osannavano Marco van Basten dà la cifra dell’amore che nutrivano per me.

La
differenza principale tra i giocatori della sua epoca e quelli
attuali?

Oggi
c’è più professionismo a livello di allenamento. Noi facevamo due
ore al giorno e poi era tutto tempo libero. Un problema! Quando mi
allenavo ero serio ma poi avevo troppo tempo libero a disposizione
(ndr, ride).

Chi
è il nuovo Nicola Berti?

Nicolò
Barella. Mi entusiasma molto.

N.B. Le lettere iniziali promettono bene. Quello che sarà difficile riproporre nella testa e nel cuore dei nerazzurri è l’attaccamento viscerale che Nicola ha avuto verso questa maglia. Famosi i suoi slogan “meglio sconfitti che milanisti” oppure “piuttosto che andare al Milan smetto di giocare al calcio” quando la rivalità da stracittadina era talmente sentita che tra avversari, dopo un derby infuocato, non ci si parlava per anni.

Fonti foto: sportpiacenza.it, fcinternews.it, chefaticalavitadabomber, lebombedivlad, youtube e indiscreto.info

Erika
Eramo

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