Michele Plastino: “Juve e Inter duello definitivo, l’Atalanta ha fallito le prove di maturità”

Michele Plastino: “Juve e Inter duello definitivo, l’Atalanta ha fallito le prove di maturità”

Abbiamo intervistato il noto giornalista sportivo, direttore di Radio Sportiva e Teleroma 56, conduttore di diverse trasmissioni tra cui “Goal di Notte” che ha recentemente festeggiato i suoi 40 anni di vita

Alla luce dell’attuale classifica per la vittoria finale sarà fino alla fine una sfida tra Juventus e Inter o ci potrebbe essere un ritorno del Napoli o addirittura dell’Atalanta, come aveva pronosticato mesi fa?

Quello tra Juventus e Inter credo sia il duello definitivo. Il Napoli ha perso troppi punti, stanno tornando Lazio e Roma ma non per lo scudetto. Io ho sempre detto che giocando sull’entusiasmo di gruppo e sulla statistica della grande sorpresa, che manca da diverso tempo, l’intrusa che potevo vedere era l’Atalanta. Quest’ultima, però, ha fallito qualche prova di maturità per cui ora sono in standby.

La situazione per le squadre romane è attualmente molto positiva. Benedice anche per il futuro la scelta della Roma di affidare la guida a Fonseca e della Lazio di confermare Simone Inzaghi, nonostante la vittoria dell’ultima coppa Italia avesse quasi chiuso un ciclo?

Credo che Inzaghi sia l’unico in questo contesto che possa far funzionare certe cose. La Lazio manca un po’ di continuità anche se in questo momento sembra averla trovata. Se dovesse acquisire quella continuità diventa una squadra temibile veramente. Per quanto riguarda la Roma io ero convinto da sempre sulle qualità di Fonseca e ci avrei scommesso che prima o poi avrebbe fatto bene.

Come nasce il suo amore per la Lazio?

Nasce da mio padre. Lui era direttore del cinodromo che all’epoca era la Rondinella che è stata la patria e la culla della Lazio da quando ero appena nato o quasi. Vivendo quella realtà fu inevitabile la mia scelta.

Un’altra squadra attualmente in difficoltà è il Napoli. Lei con la città ha un rapporto particolare e profondo, qual è il motivo?

Io amo la città di Napoli. Inoltre ho un rapporto meraviglioso con i napoletani che mi hanno sempre trattato con un affetto pazzesco pur sapendo che io non ero tifoso della loro squadra. Hanno sempre accettato la trasparenza delle mie dichiarazioni e poi sono diventato legatissimo per una trasmissione fatta in occasione del primo scudetto. Io scelsi di farla 24 ore prima e non dopo perché ritenevo che dopo tutti sarebbero andati a festeggiare e nessuno avrebbe guardato la televisione. Ci presi, infatti pare proprio che tutta la città ci abbia visto. Rimase una cosa indimenticabile per loro ma soprattutto per me perché ritengo sia stata la cosa più bella che abbia mai fatto.

Lei è stato uno dei primi, nei suoi lavori, ad unire il calcio con la musica. In particolare lanciò per la prima volta la canzone “Losing my religion” dei Rem, cosa ricorda di quell’episodio?

Sono molto orgoglioso di quella scelta. Ancora adesso quando sentono quella canzone alcuni amici pensano subito a Bruno Conti perché utilizzata e dedicata al suo addio al calcio. L’aneddoto è stranissimo perché è roba di un secondo. Era una domenica mattina ed esco dalla mia camera d’albergo dimenticando una cosa. Rientro e avevo scordato anche il televisore acceso. Mettendomi a cercare sento quella musica. Prima di spegnere la sento fino alla fine, era la trasmissione di Tv Sorrisi e Canzoni che faceva la classifica, quella canzone era addirittura un’anteprima, non era ancora uscito il disco. Mi piacque da impazzire e quei giorni che stava uscendo era anche il momento dell’addio al calcio di Bruno Conti di cui dovevo fare il film. Appena l’ho sentita, non avevo ancora le immagini, ho pensato “questa è la colonna sonora di un ricordo”, mi trasmetteva quello e quindi l’ho abbinata a quell’evento.

Lei fu anche il pioniere nel portare in Italia il calcio internazionale, grazie a programmi come ad esempio “Football, please”. L’interesse per i campionati top e le big straniere è in costante crescita, come spiega questo processo?

L’interesse nasce dal fatto che poi c’è stata diffusione pazzesca, anche con tanti rimpianti da parte mia perché me li hanno proprio strappati dalle mani. Io sono contento di aver innescato una miccia anche perché poi ho scoperto che molta gente è diventata tifosa di squadre inglesi da quel momento, adesso è più facile. Però per esempio Massimo Marianella e Pierluigi Pardo tifosi dell’Arsenal sono figli miei, di quelle partite lì, Sandro Piccinini con il Liverpool e io con l’Aston Villa, come al solito prendo la più sfigata (ride)!

La sua trasmissione “Goal di notte” ha recentemente festeggiato i 40 anni, la più longeva d’Italia. Qual è il segreto per durare così a lungo?

Il segreto è non pensarci. Pensare che ogni puntata, ogni giornata sia qualcosa da scoprire. Adesso, però, bisogna cominciare a pensare di chiudere, prima che qualcuno dica “Ancora questo!?!?”.

Il suo laboratorio ha lanciato molti giornalisti ad oggi affermati, ma anche autori che lavorano in ambito giornalistico. Quali sono le qualità che un giovane deve avere per riuscire ad arrivare in alto in questo settore?

Ce ne sono due che si devono abbinare: passione e cultura. La passione è fondamentale mentre la cultura non significa che il più colto ce la fa, cultura significa tante cose. Per cultura intendo avere l’attitudine all’approfondimento delle cose, la passione è mentalità.

Il nostro direttore Stefano Rizzo ha collaborato con lei anni fa curando le statistiche di Roma e Lazio all’interno di una sua trasmissione, che ricordo ha?

Si e mi ricordo, non so se anche lui,  che io dicevo sempre che le statistiche sono importantissime e piacciono tantissimo, ma io non ci credo (ride)!

Glauco Dusso

L’articolo Michele Plastino: “Juve e Inter duello definitivo, l’Atalanta ha fallito le prove di maturità” proviene da Passione del Calcio.

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