Storia della tattica: l’ascesa del calcio brasiliano e il dramma del Maracanazo

Storia della tattica: l’ascesa del calcio brasiliano e il dramma del Maracanazo

In Brasile l’evoluzione del gioco è stata particolare e tortuosa, ma ha lasciato ai posteri una grande eredità e molte storie da raccontare

Anche in Brasile il calcio si diffuse grazie agli inglesi e si diffuse molto velocemente sia tra la popolazione di origine anglosassone che tra quella indigena. Rispetto ad Argentina ed Uruguay però, in Brasile il football rimase ancorato per più tempo al modello scozzese del passing game, fino a che i brasiliani autoctoni non vennero coinvolti nel gioco. Da lì in poi il calcio in Brasile divenne radicalmente anarchico, individualista e fortemente esibizionista. Il perché lo spiega bene l’antropologo Robert de Matta: dopo l’abolizione della schiavitù nel 1888 le leggi e i codici di comportamento brasiliani furono realizzati per tutelare esclusivamente i ricchi ed i potenti. Per questo motivo il resto della popolazione fu costretto a trovare modi per aggirare quelle ingiuste leggi e ciò contagiò anche lo sport. Chi cresceva giocando per strada, tra i vicoli ed i viali sconnessi, contava solo su se stesso e rifiutava qualsiasi dogma o imposizione calata dall’alto. Si dava delle regole prima che fosse qualcun altro a dargliele.

L’avvento del W-M e l’adattamento di Flavio Costa

Il calcio brasiliano puro si mise da subito in contrasto con quello inglese. Se gli inglesi preferivano portare avanti palla con gli attaccanti, i brasiliani preferivano portarla avanti con i difensori, se gli inglesi volevano concludere le azioni con i tiri ravvicinati, i brasiliani non si facevano problemi a calciare da qualsiasi distanza. Nonostante il successo in Copa America nel 1919 però, il football brasiliano ci mise molto a crescere e nei primi decenni fu sovrastato da quello argentino ed uruguaiano. Per invertire il trend si dovette attendere l’arrivo di un europeo: Dori Kurschner. Nato a Budapest, dopo una carriera da giocatore nell’MTK decise di di allenare. Iniziò in Germania, proseguì in Svizzera, fino ad arrivare nel 1937 al Flamengo. Kurschner puntò sin da subito sul W-M ma lo declinò in una versione diversa da quella classica inglese, avvicinandosi molto al Metodo di Vittorio Pozzo (il W-W) che prevedeva un centromediano che agiva dietro ai due mediani, ma comunque più avanti dei due difensori. Il tecnico ungherese però non ebbe molta fortuna sulla panchina del Flamengo, anche e soprattutto perché il suo vice, Flavio Costa, non perse mai un’occasione per screditarlo davanti al resto della squadra. Dopo che nel 1937 il Flamengo arrivò secondo in campionato, Kurschner perse la prima partita della stagione successiva e fu esonerato. Il suo posto, non molto casualmente, venne preso proprio da Flavio Costa. Al contrario di quanto giornalisti ed addetti ai lavori dell’epoca pensavano, Costa non smontò il Sistema di Kurschner ma si limitò a modificare leggermente il quadrato che si trovava al centro del W-M, facendolo diventare un parallelogramma in cui i due mediani e i due attaccanti interni giocavano non allineati ma scaglionati.

Il Diagonal di Flavio Costa (Fonte immagine: theblizzard.co.uk)

La disfatta del Maracanazo

Questa nuova versione del W-M, con alcuni correttivi, fu adottata anche dal Brasile post Seconda Guerra Mondiale, che vinse la Coppa America del 1949 e si presentò al mondiale casalingo del 1950 come la formazione nettamente favorita per la vittoria. I verde oro arrivarono agevolmente in finale, ma poi davanti a 140.000 spettatori subirono una delle più cocenti sconfitte della loro storia, con l’Uruguay di Ghiggia e Schiaffino che espugnò per 2-1 il Maracanà nei minuti finali. Aldilà degli altri fattori, gli uruguaiani vinsero il match soprattutto dal punto di vista tattico. Il W-M del Brasile aveva dato ottimi risultati contro Spagna, Svezia e Jugoslavia, squadre che utilizzavano più o meno lo stesso sistema. L’Uruguay invece giocò la finale con un uomo, Gonzalez, dietro i tre difensori, una sorta di libero, puntando tutto sulla compattezza difensiva e sul contropiede come arma per far male agli avversari. E ci riuscì.

Brasile-Uruguay, 16 luglio 1950: il Maracanazo (Fonte immagine: Wikipedia.org)

Il 16 luglio 1950, insieme all’8 luglio 2014 (data della semifinale mondiale persa per 1-7 contro la Germania), è senza dubbio la data più nera della storia del calcio brasiliano, il giorno in cui le certezze di un’intera nazione caddero in poco meno di quindici minuti. Le cicatrici di quella sconfitta rimasero per anni, tanto da spingere il Brasile ad affrontare il mondiale svizzero del 1954 puntando su una tattica stranamente ed eccessivamente difensiva. Non andò bene. I verde oro furono eliminati ai quarti di finale dall’Ungheria e si trovarono di nuovo a fare i conti con loro stessi. Il riscatto del calcio brasiliano però era dietro l’angolo ed arrivò grazie ad uno dei sistemi di gioco più spettacolari di sempre: il Quadrato Magico, interpretato, tra gli altri, da uno dei più grandi calciatori di ogni epoca: Edson Arantes do Nascimento, meglio conosciuto come Pelé. Di questo però parleremo nella prossima puntata.

Per recuperare le puntate precedenti basta cliccare sui link sottostanti:

Prima puntata: Regno Unito, dove tutto ebbe inizio

Seconda puntata: Il calcio inglese tra Europa centrale e Sud America

Terza puntata: La regola del fuorigioco ed il terzo difensore

Quarta puntata: Vittorio Pozzo e l’Italia degli anni ’30

Quinta puntata: Il Disordine organizzato del calcio russo

Sesta puntata: La Grande Ungheria di Sebes e la maledizione di Bela Guttmann

Luca Missori

(Fonte immagine: Focusjunior.it)

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