Christian Manfredini: “Scudetto? Juve favorita, ma la Lazio non può più nascondersi”

Christian Manfredini: “Scudetto? Juve favorita, ma la Lazio non può più nascondersi”

L’ex esterno biancoceleste esamina la lotta per il tricolore: “I bianconeri sono più abituati a certi livelli, ma i ragazzi di Inzaghi non hanno impegni di coppa, perché non crederci?”. E sulla Nazionale: “Finalmente l’Italia punta sui giovani, ce ne sono tanti e bravi”

I suoi anni migliori sono stati nel celebre Chievo di Delneri. Parliamo di Christian Manfredini, esterno sinistro di grande velocità e duttilità. Oltre all’esperienza con i clivensi, ha vestito per diversi anni la casacca della Lazio. L’ex centrocampista ci ha detto la sua proprio sui biancocelesti e sulle ambizioni di scudetto, oltre a uno sguardo sul suo passato e sul futuro dell’Italia di Mancini. Ecco l’intervista.

Christian, si aspettava una stagione così positiva della Lazio?
“Sono già 5-6 anni che sta lavorando bene, spesso riesce a vincere qualche coppa e più volte è andata vicina alla Champions. Quest’anno sta giocando benissimo, sta avendo anche un pizzico di fortuna, ha il capocannoniere che appena tocca palla fa gol”.

Si può sognare dunque lo scudetto?
“Assolutamente sì, a questo punto non ci si può nascondere. Sono lì, a un punto da Juventus e Inter. E poi hanno due vantaggi: rispetto alle avversarie, non hanno impegni di coppa e poi non avere la pressione di vincere obbligatoriamente lo scudetto. E’ giusto che lottino fino alla fine perché hanno battuto due volte i bianconeri, perché non crederci?”

Per il tricolore chi vede favorita?
“La Juventus è favorita a priori perché vince il titolo da 8 anni, ha una rosa immensa ed è abituata a giocare a queste condizioni di stress e tensione, per loro è quasi una routine. I bianconeri hanno quel qualcosa in più rispetto agli altri, anche se le risposte le darà il campo”.

Appena c’è un passo falso della Juve, Sarri finisce sotto accusa. Critiche eccessive?
“La Juventus non ha mai avuto un grande gioco. Oltretutto, come diceva Boniperti, l’importante è vincere. Quando loro perdono, sportivamente parlando, è un evento nazionale perché succede davvero poche volte”.

Ripensando alla sua carriera, quali sono i giocatori più forti con cui ha giocato?
“Ce ne sono stati tanti. A cominciare da Corini, che era il miglior giocatore che avevamo al Chievo: a livello tecnico, tattico e mentale era superiore a tutti. Era già un allenatore in campo. Stesso discorso per Liverani, si vedeva già che era un tecnico. E poi Perrotta, Stam, Mihajlovic, Stankovic, Favalli e Peruzzi che è stato uno dei portieri più forti che ha avuto l’Italia”.

Che giudizio ha sulla Roma e quante possibilità hanno i giallorossi di arrivare quarti?
“Ha cambiato tanto. Ha preso un nuovo allenatore, Fonseca, che è molto bravo e si è ambientato subito, però ha cambiato anche tanti giocatori e così non è semplice, soprattutto in una piazza grande ed esigente come Roma. Nelle ultime partite ha perso un po’ il lavoro fatto all’inizio, però si trova lì e se la giocherà fino alla fine. Per il quarto posto punterei sull’Atalanta, ma ci sono anche squadre come Cagliari e Verona che stanno lì”.

In vista di Euro 2020 come vede l’Italia?
“E’ iniziato un nuovo percorso che tutti chiedevano da tanto tempo, dedicati ai giovani. Mancini per fortuna ha iniziato a farli giocare, perché ce ne sono tanti e anche bravi. Rispetto ad altri paesi hanno però bisogno di esperienza internazionale perché per esempio prendevi Barella, Belotti o Lazzari e giocavano ancora con Cagliari, Torino e Spal senza aver mai disputato una partita in Europa. Le altre nazionali invece avevano giocatori che giocavano nelle top squadre europee e questo faceva la differenza perché ti dà esperienza in più. Il trend comunque sta cambiando. E’ una Nazionale giovane e forte che all’Europeo può dimostrare il proprio valore, il girone di qualificazione è stato perfetto anche se va detto che non abbiamo affrontato grandi squadre. Il viatico è quello giusto”.

Fonte foto: liberoquotidiano.it, premiumsporthd.it, lapresse.it

Francesco Carci

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