Salvatore Bagni: la tragedia di Renato Curi, il Perugia dei “miracoli” ed un Mondiale perso… senza rimpianti

Salvatore Bagni: la tragedia di Renato Curi, il Perugia dei “miracoli” ed un Mondiale perso… senza rimpianti

L’ex centrocampista di Carpi, Perugia, Inter e Napoli racconta la sua carriera a passionedelcalcio.it

Si può dire che Salvatore Bagni non è stato un profeta in patria:

-Assolutamente si, io sono nato a Correggio, in Emilia e non ho mai giocato nel mio paese.

Per demeriti miei non mi ha visto nessuno, poi Giorgio Forieri mi chiese se volessi andare a giocare in seconda categoria con lui, inizialmente rifiutai ringraziandolo, ma lui s’impuntò e mi disse che mi avrebbe fatto fare una prova col Carpi che giocava in serie D.

Lì andai bene, feci la preparazione, segnai anche all’esordio e poi quell’anno feci 9 gol (23 in due anni con 61 presenze complessive) giocando da seconda punta –

Dopo questi due anni, c’è stato una sorta di quadruplo salto mortale: per lei si sono aperte le porte di Perugia che in quel momento voleva dire serie A.

Ha mai avuto paura dell’enorme differenza che c’era tra i due campionati?

– Quando il Carpi mi chiamò per avvertirmi della trattativa non ci credevo, pensavo che fosse uno scherzo.

Hai ragazzi dico sempre di ascoltare loro stessi, perché in tre anni mi sono trovato da giocare con gli amici alla serie A, tutto può cambiare in un momento.

Io non avrei mai pensato di giocare in serie A, volevo solo giocare, non m’importava dove.

Fuori dal campo ero molto timido, in campo no.

Non ho mai avuto paura perché avevo qualcosa da conquistare, quello era il mio mondo e davo tutto me stesso, stare lì, in quegli ambienti, era la felicità –

Al Perugia ha incontrato un maestro come Castagner e fu subito amore a prima vista: – Avevo un bel rapporto col mister lui e Giorgio (Forieri) sono quelli che hanno creduto di più in me.

Nel mio primo anno in Umbria eravamo in 5 per una maglia ed alla fine il mister scelse me, perché nonostante fossi timido, nonostante stessi sempre nel gruppo con i più giovani, poi in campo mi facevo rispettare-

In quel periodo, Bagni, incrociò la sua strada con Walter Sabatini:

-Walter era un grande, spensierato, simpaticissimo e gli piaceva la bella vita.

Era estremamente tecnico e possedeva tra i piedi una grande qualità, non ha fatto carriera perché vedeva il calcio troppo come un gioco e poco come un lavoro”

Tra i suoi compagni dell’epoca c’era anche Renato Curi e Bagni ricorda così quella partita contro la Juventus: – Il 30 ottobre del 1977 è una data che non si può dimenticare.

Renato lo conoscevo da qualche mese, era molto buono, cercava d’inserirmi in quell’ambiente.

Quello che è capitato a lui poteva capitare anche fuori dal campo, ai giocatori sembra quasi che non debba accadere niente, ma purtroppo non è così –

Provo ad approfondire il discorso e gli chiedo, visto che i calciatori sono sottoposti a ferree visite mediche, se secondo lui, in qualche modo, questo malore sarebbe potuto esser prevenuto: -No, assolutamente! Questo tipo di malori succedono ancora oggi, che le tecnologie sono più avanzate.

Purtroppo un malore può capitare a chiunque –

Quel Perugia era la squadra dei “miracoli” visto i risultati che raggiungeva in campionato: – In quella stagione segnai il primo gol contro il Vicenza e gli ultimi quattro, 2 alla Lazio ed altrettanti al Bologna.

Noi eravamo una bella realtà, ma non potevamo raggiungere certi obbiettivi.

Eravamo un bel mix tra giocatori esperti, che avevano voglia di rivalsa e giovani che volevano mettersi in mostra.

Nella partita contro l’Inter si infortunò Franco Vannini, che era un giocatore intelligente ed una bravissima “torre”.

Con lui perdemmo tantissimo perché era un giocatore fondamentale, quella volta salvammo l’imbattibilità dato che recuperammo da 2-0 a 2-2 con il gol allo scadere di Ceccarini, che era un mio carissimo amico che purtroppo non c’è più, ma con quell’infortunio dicemmo addio alla lotta per il titolo.

Non ci può essere delusione, eravamo una squadra costruita con pochi mezzi e tante idee, era impensabile arrivare anche fino a quel punto –

Tutto sommato, Bagni e compagni furono sfortunati anche in coppa Italia: – Si, contro il Napoli eravamo andati in vantaggio, poi vinsero 2-1 ed in casa non siamo riusciti a ribaltare il risultato.

Perugia era una realtà a parte, sembrava di essere in famiglia, la gente t’invitava a cena a casa senza nessun problema.

Anche il primo stadio che costruirono fu eccezionale, sul modello inglese, per certi versi era un clima irripetibile –

Poi ci fu l’Inter, una tappa controversa, rovinata da uno screzio, con l’allora presidente Pellegrini: – Si, ha Moratti ho sempre detto che se fosse stato lui il presidente sarei rimasto, con Pellegrini era diverso.

Il presidente subentrò a Freizzoli, che era come un padre, a marzo.

Lui voleva giocatori tranquilli, sereni,ed io non ero proprio così, fin a quel momento avevo sempre giocato, non sapevo neanche cos’era la panchina e chiesi di essere ceduto.

Mi disse che alcune cose erano cambiate, ma non era vero, mi disse che se non cambiavo atteggiamento avrei smesso di giocare.

Ci fu una litigata pesante dove gli dissi cose molto gravi e dopo mezz’ora mi chiamò a casa Marchesi chiedendomi di venire a Napoli e dissi di si, anche se in quel momento i partenopei lottavano per non retrocedere, ma per il mister sarei andato ovunque –

Nel mezzo c’è stata la nazionale, ed una gara ad Udine contro la Germania Est, che fu uno spartiacque pesantissimo per la sua carriera:

-Giocai malissimo! Per mio demerito presi 3 palloni in tutto la partita e così persi la convocazione ai mondiale del 1982.

Fui uno dei pochi che arrivò in nazionale con un ruolo, ne uscì, per poi rientrarne con un altro.

Iniziai come ala destra, poi Marchesi mi spostò nel ruolo di mediano e riconquistai il posto in nazionale.

Lo seguiì a Napoli non solo perché aiutò la mia carriera col cambio di ruolo, ma anche perché era un vero signore –

Ed il suo Napoli era destinato a diventare la squadra di Maradona

-Arrivò il mio stesso anno, ci conoscemmo al “Royal” che era l’albergo dove stavano tutti i giocatori ed i rapporti sono durati quarant’anni…

Uno come lui nascerà tra 2000 anni, era l’uomo squadra, ci metteva la faccia ed oltre ad essere un campione vero aveva la tigna e la “cattiveria” che faceva tutta la differenza del mondo.

Noi eravamo una buona squadra, lui è stato decisivo: quando giocavi bene ok, quando giocavi male davi la palla a lui e qualcosa succedeva.

Come il gol alla Juventus che rimase negli occhi di tutti, oppure il gol al volo contro la Lazio da tre quarti campo, oppure uno simile contro il Verona.

Diego era un calciatore senza eguali! –

In quel Napoli c’era anche un altro fuoriclasse come Bruno Giordano:

-L’ho incontrato pochi giorni fa è ancora in grande forma, ha una classe immensa!

Bruno veniva dalla Lazio che era il suo ambiente, dimostrò personalità prendendo la maglia di Chinaglia senza problemi.

Un giocatore unico: destro, sinistro grandissima velocità è assurdo che ha giocato così poco in nazionale, ma forse, ad un certo punto della carriera si è sentito appagato –

Concludo tornando sul discorso nazionale, infondo quella partita con la Germania non gli ha permesso di laurearsi Campione del Mondo, ma Bagni non ha rimpianti: – Quell’anno era nata mia figlia, dormii pochissimo per sei mesi, ma poi, crescendo mi ha dato due splendide nipotine… cosa posso dirgli? Va benissimo così, mi sono divertito, mi è piaciuto, ho avuto tutto.

Ho vinto il primo Scudetto a Napoli e vale per i prossimi 200 anni, ancora oggi provano per me un affetto che quasi non capisco, ed è bellissimo!

E’ una cosa che va dal bambino di 7 anni alla signora di 80 che vogliono farti capire che tu, per loro, hai onorato la loro maglia –

Fonte foto: calciofanpage

Firma: Alessandro Nardi

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