Il ritorno di Di Canio alla Lazio, il Cuore Impavido che mise a tacere la Curva Sud

Il ritorno di Di Canio alla Lazio, il Cuore Impavido che mise a tacere la Curva Sud

Nella storia della prima squadra della capitale ci sono tanti calciatori, tante icone, tanti personaggi leggendari, ma in pochi sono riusciti ad incarnare la lazialità come il Pallocca, il primo biancoceleste del Quarticciolo

C’è stato un tempo in cui la popolarità dell’attuale presidente della Lazio era alle stelle. Il 19 luglio 2004 Claudio Lotito compra ufficialmente la squadra capitolina, salvandola di fatto dal fallimento. Non contento del gesto che scatena l’entusiasmo e la gratitudine di tutti i supporter laziali, il patron dei bianconcelesti decide di riportare nella capitale un vecchio idolo della Curva Nord, Paolo Di Canio.

L’11 agosto di 16 anni fa l’accoglienza per il figliol prodigo è clamorosa, più di 5000 tifosi laziali affollano gli spalti del Centro Sportivo di Formello per dare il bentornato al loro beniamino. Il calciatore arriva dal Charlton, dove guadagnava un milione di euro, si decurta lo stipendio del 75% accontentandosi di 250.000 euro. Tutto per amore della sua Lazio. L’esordio in campionato riserva subito delle emozioni forti, arriva la vittoria in casa della Sampdoria con un goal di Paoletto su calcio di rigore, conteso fra lui e l’attuale tecnico dei biancocelesti Simone Inzaghi. La stagione prosegue con molte ombre e poche luci, soprattutto per il rapporto non idilliaco con il mister Domenico Caso. I capitolini sono in lotta per non retrocedere, Lotito corre ai ripari chiamando sulla panchina Giuseppe Papadopulo proprio in prossimità del derby con la Roma. La stracittadina è anticipata da commenti ironici da parte dei tifosi dell’altra sponda del Tevere che etichettano Di Canio come un vecchietto.

Il numero 9 biancoceleste si vendica come meglio non potrebbe, siglando il goal del vantaggio sotto la Curva Sud, come nel derby del 1989 che lo consacrò a idolo dei laziali. Durante l’esultanza, tutt’altro che sobria, l’attaccante 36enne mostra alla curva avversaria una maglia con la scritta “Ci sono due modi per tornare da una battaglia: o con la testa del nemico o senza la propria”. Per la cronaca quella partita del 6 gennaio 2005 finirà 3 a 1 per la Lazio, il secondo goal delle aquile verrà segnato da Cesar su assist di Di Caio. Chiuderà i conti Tommaso Rocchi, il compagno di stanza di Paoletto che racconterà: “Ci siamo caricati guardando Braveheart”. Un cuore coraggioso come quello del nostro eroe, che è tornato in Italia per sfidare i pregiudizi della gente che lo dava per bollito e per amore della sua squadra, la Lazio.

Foto:Repubblica.it

Marco Fabio Ceccatelli

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