Mourinho: Un Napoleone a Sant’Elena

Mourinho: Un Napoleone a Sant’Elena

Il sogno dell’allenatore portoghese di rilanciare una grande carriera non si è realizzato, il Tottenham è fuori da tutto. Le sconfitte con il Lipsia e il Norwich sono la sua resa. Ma prima di abdicare cercherà l’ultimo guizzo

José Mourinho ha aspettato prima di tornare in panchina. Gli serviva tempo per preparare la rivincita sul Manchester United e su Woodward che lo avevano defenestrato. Nel suo cuore voleva tornare più forte di prima, nuovamente leone nella grande foresta del calcio internazionale. Ma che qualcosa non fosse più come prima lo si era intuito sin da subito.

Il Real Madrid di Don Florentino Perez, il 28 ottobre 2018, defenestra Lopetegui e lui è già lì che si immagina a ruggire ordini in spagnolo agli “hidalgos” di Spagna. Il presidentissimo però non lo chiama preferendogli Zidane e il ritorno tanto sognato nella città dell’impero “blanco” sfuma. E’ il primo segno che il vento sta cambiando e che Mourinho non è quello di un tempo: il suo fascino non è più irresistibile. Questa perdita di carisma è la conseguenza di una comunicativa non più rotonda, sempre meno polemica, sempre più normale. Quando sei Steve Mc Queen devi fare sempre Steve Mc Queen altrimenti se abbassi la guardia non vale e finisci per uscire dai giochi.

Dopo la cornice, il quadro: cioè il campo. Il suo Tottenham, preso in mano il 20 novembre è oggettivamente figlio di un altro allenatore, ma Mourinho non è riuscito a forgiarlo a sua immagine. Ne è venuta fuori una squadra lenta in attacco e non aggressiva in difesa. E questo è il secondo segno del declino: lui, il napoleonico per eccellenza, non riesce più a convincere i suoi a difendere aggressivo come l’Inter del triplete o come il Chelsea inattacabile in difesa.

Dall’esonero londinese, nel dicembre 2015, l’andamento è sempre questo: gioco grigio, squadre vulnerabili tatticamente, nessuna novità nei movimenti offensivi. Proprio il tema del gioco d’attacco spiega come Mourinho sia un generale che ha perso l’empatia con la vittoria. Il suo castello offensivo è immobile. Ed è un errore d’impostazione importante perché lui aveva promesso di studiare il nuovo, di riproporre i tempi del Porto in cui attaccava con un 4-3-3 spavaldo e campione d’Europa.

Qualcuno potrà obiettare, ma gli manca Kane! Si, è vero ma la fissità di schemi ormai stantii sta proprio qui: quando è appunto l’assenza di Kane a produrre la soluzione Dele Alli centravanti vanno sviluppati nuovi schemi. Qui Mourinho ha dimenticato i suoi miti, Helenio Herrera e Bobby Robson. Entrambi volevano andare in porta veloci e produrre gioco d’attacco nello spazio aperto.

Il vate di Setubal è diventato meno dannunziano, meno ardito, meno rapido nel trovare il punto dove colpire l’avversario: ha impostando solo uno sterile attacco frontale che ha prodotto due sconfitte e zero gol segnati contro il RB Lipsia e che prima gli ha fatto perdere le partite con Manchester United e Chelsea, le grandi battaglie cioè. I principi napoleonici di cambiare direzione e modo di attaccare che lui conosceva non ci sono più.

Il carisma è appannato fin dal 2013 dove i rapporti con Sergio Ramos, Casillas e Cristiano Ronaldo si guastarono subito dopo la liga dei “ciento” punti da record. A Manchester non ha scaldato i cuori dei suoi, a Londra sponda Chelsea la fiamma si è spenta subito, mentre oggi non ha cambiato il tratto distintivo più accentuato tra i suoi “spurs”, l’algidità. E’ proprio come Napoleone a Fontainebleau, circondato cioè, da marescialli che si sono accontentati di arrivare secondi un anno fa. Lui ha capito e prima di Lipsia ha dichiarato: “sono qui per vincere un trofeo”, proprio come disse Napoleone ai soldati dell’Armata d’Italia nella sua prima campagna militare del 1796-97. Si prepara a un ultimo guizzo Mourinho. I cento giorni lo faranno tornare sulla scena internazionale. Sant’Elena può aspettare ancora un po’.

L’articolo Mourinho: Un Napoleone a Sant’Elena proviene da Passione del Calcio.

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