I possibili scenari della crisi economica sul calcio

I possibili scenari della crisi economica sul calcio

Cosa potrebbe accadere a livello finanziario dopo il Covid-19

Otre a valutare i tempi di una possibile ripartenza delle competizioni calcistiche nazionali ed internazionali, i club italiani ed europei cercano di capire anche i possibili effetti economici negativi della crisi che il Coronavirus ci lascerà in eredità e soprattutto come affrontarli. Si tratta di un problema che non riguarda soltanto le squadre di prima fascia, ma anche quelle minori, che saranno quelle che subiranno i maggiori danni economici. In tutto ciò, è notizia fresca quella che il Parma e i propri tesserati hanno raggiunto l’accordo per il taglio di una mensilità di stipendio.

A livello europeo c’è stato nei giorni scorsi una sorta di botta e risposta tra l’Eca e la Fifa, proprio sul tema economico. L’organo presieduto da Andrea Agnelli e che rappresenta le società calcistiche a livello europeo, ha espresso la propria posizione in un comunicato a seguito di un vertice con Uefa e European League, riguardante il mercato trasferimenti e come il modello di business di molti club europei si basi proprio su questo aspetto. Nella lettera, l’Eca chiede flessibilità riguardo alle date e alla durata della finestra di trasferimento imminente. Le leghe, oltre ad avere una finestra di mercato adattata al calendario delle loro competizioni, devono anche permettere ai club poter usufruire dei proventi delle attività di trasferimento.

La risposta della Fifa, è arrivata attraverso una lettera del suo presidente Gianni Infantino, il quale ha scritto che il calcio mondiale si trova in una posizione finanziaria molto buona, avendo consolidato una “solida base di riserva”. Infantino prosegue scrivendo che quando il sistema è in difficoltà, si ha la responsabilità di pensare a cosa fare per aiutarlo: infatti sempre su ordine del suo presidente, l’amministrazione della Fifa sta prendendo le misure necessarie affinchè venga anticipato ai club il pagamento della seconda parte dei propri costi operativi, che in genere si effettua nella seconda metà dell’anno solare. Questa decisione ha il fine di non lasciare soli i club, perché non si vuole costringere a riprendere a giocare se le condizioni non lo permetteranno. Infantino ha espressamente scritto che si può aspettare ancora e che l’ultima parola spetta alle autorità sanitarie.

In tutto ciò si apre anche un altro tema ed è quello legato ai diritti tv: aspetto sul quale molti club vivono e che riguarda a stretto contatto anche il pagamento degli stipendi. Partendo dalla fine e come riporta il Corriere dello Sport dopo aver sentito un esperto in materia, non c’è l’obbligo da parte dei club di pagare chi non va in campo o chi non si allena. Questo perché viste le restrizioni governative in merito i club non sarebbero tenuti ad adempiere quanto scritto nei contratti.

Come detto la questione è legata anche ai diritti televisivi: infatti senza partite, le televisioni potrebbero non pagare quanto pattuito con le leghe. Un tema che riguarda sia le competizioni nazionali, che le coppe europee. Sul tema il sito Calcio e Finanza ha riportato il parere di più esperti: quello che sintetizziamo qui, è quello dello Studio Tonucci di Roma, che è stato espresso dall’Avvocato Gianluca Cambareri. Per quanto riguarda l’Italia, i broadcaster non possono scegliere di non pagare in maniera unilaterale. Questi potrebbero fare cosi soltanto se ci fossero responsabilità palesi da parte della Lega, ma la sospensione è stata determinata da un provvedimento del Governo e quindi questo aspetto verrebbe meno. Tuttavia però la Lega e i broadcaster televisivi dovrebbero raggiungere un accordo di rimodulazione delle reciproche prestazioni, al fine di riportare le condizioni contrattuali ad equità. In caso contrario, il rischio sarebbe quello che si possa aprire un contenzioso tra le parti. Per quanto riguarda i diritti europei, l’avvocato Cambareri si limita riportare che vengono venduti dalla Uefa, ma sono regolamentati dalla legge svizzera.

Ma chi rischia di più in tutta questa crisi mondiale sono le leghe minori: soltanto in Italia si stima che nelle categorie dilettantistiche, possano sparire più di tremila società: questo perché verrebbero meno alcuni sponsor, in quanto gli imprenditori si concentrerebbero più a far ripartire la propria azienda, tagliando questo genere di fondi. Inoltre si stima anche una riduzione delle iscrizioni alle scuole calcio e quindi un ulteriore danno che farebbe incassare alle società la metà di quanto hanno incassato in questa stagione.

Leonardo Tardioli

Fonte foto: Gazzettafannews.it

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