Ripartenza, ecco l’ultima ipotesi: via dalla Coppa Italia e poi campionati a scaglioni

Ripartenza, ecco l’ultima ipotesi: via dalla Coppa Italia e poi campionati a scaglioni

Si dovrebbe iniziare dalle semifinali di ritorno del torneo nazionale e poi proseguire progressivamente con Serie A, Serie B e Serie C

L’ipotesi più accreditata per far ripartire il calcio, è quella di riprendere dai ritorni delle due semifinali di Coppa Italia: Juventus-Milan e Napoli-Inter, entrambe rinviate ad inizio marzo per il propagarsi del Coronavirus. Questa è l’ultima ipotesi al vaglio della Figc e delle altre componenti del calcio italiano: l’inizio sarebbe fissato per il 27 e il 28 maggio, per poi far ripartire anche la Serie A, dal 31 dello stesso mese. Quest’ultima ipotesi sembra essere quella più probabile, ma restano ancora tanti dubbi da sciogliere sul resto: dalla sicurezza degli allenamenti, a come svolgere il resto della stagione e proprio per quest’ultimo aspetto, si parla di una ripresa a scaglioni dei tre campionati professionistici italiani.

Se la Serie A e gli altri due campionati riprenderanno in date diverse, questo accadrebbe soltanto per favorire le operazioni di screening dei tesserati e l’organizzazione logistica dei match: troppo rischioso giocare al nord e allora ecco che la Figc sta studiando una soluzione, che vorrebbe delle partite in campo neutro. Ma molte società del nord e in particolare della Lombardia, non sembrano essere propense per questa ipotesi. Resta il fatto che il piano della Figc è quello di dare priorità alla Serie A e poi far riprendere prima la Serie B e poi la Serie C.

Un altro dei temi oggetto di discussione è quello che riguarda i test a cui dovrebbero essere sottoposti gli atleti: per trovare una soluzione a questo aspetto si fa sempre più probabile l’ipotesi di creare dei “gruppi squadra”, che resterebbero isolati all’interno della struttura societaria per tutta la durata delle competizioni. Si tratta di gruppi in cui ci saranno anche massaggiatori, fisioterapisti, medici, magazzinieri e l’intero staff tecnico delle squadre, oltre ai calciatori stessi. Prima della ripresa degli allenamenti saranno effettuati dei test sierologici e molecolari per controllare gli atleti: questi esami avverranno almeno 72 ore prima della ripresa e i calciatori saranno sotto la stretta osservazione dei medici. Dunque sarà un vero e proprio ritiro, sul modello di quello della preparazione estiva, dove il “gruppo squadra” non avrà nessun contatto con il mondo esterno,

Per quanto riguarda la sanificazione dei luoghi di lavoro, il protocollo sarà incentrato nella gestione del ritiro, con attenzioni specifiche alle varie attività di allenamento e all’organizzazione per l’impiego dei calciatori nelle diverse strutture, compresa la sala medica e fisioterapica. Questo perchè bisogna evitare assembramenti e di conseguenza non è possibile svolgere le sedute in un unico gruppo, bensì le squadre saranno divise in più gruppi di massimo 8-10 persone, come fatto dal Bayern Monaco in Germania.

Per far ripartire il calcio in sicurezza è fondamentale in questa fase mettere a punto le migliori procedure possibili per riprendere l’attività quando ripartirà tutto il Paese. Lavoriamo senza fretta, ma senza sosta per farci trovare pronti quando le istituzioni ci daranno il via“, ha detto il presidente federale Gabriele Gravina. Però viene spontaneo chiedersi a cosa serva questo grande rischio e quale sia il senso di correrlo e mettere in pericolo la salute delle persone. Ripartire in queste condizioni ha poco senso e il rischio concreto è quello di pagare un prezzo molto alto. Ne varrebbe davvero la pena?

Leonardo Tardioli

Fonte foto: ilprimatonazionale.it

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