Matteoli, Zola, Barella: l’evoluzione del centrocampista sardo destinato a grandi palcoscenici

Matteoli, Zola, Barella: l’evoluzione del centrocampista sardo destinato a grandi palcoscenici

La storia del calcio ci ha regalato tre avventure che arrivano dalla stessa isola, tre giocatori che interpretano il loro ruolo a modo loro ma uniti da un sottile filo conduttore

La Sardegna, terra stupenda, dai paesaggi mozzafiato, con un mare da favola. I turisti affollano le coste, l’acqua cristallina, le spiagge bianche. In pochi si concedono un tour nell’entroterra, nel centro dell’isola. In un campo di calcio, invece, è proprio nel centro che i sardi hanno scritto pagine importanti, sovvertendo il trend naturalistico. Partendo dagli anni ’80 vogliamo analizzare tre figure di questo specifico ruolo: Gianfranco Matteoli, Gianfranco Zola e l’attualissimo Nicolò Barella.

Da Nuoro, città che lo vede nascere nel 1959, Matteoli inizia a calarsi nei panni di calciatore a Cantù sedici anni dopo. Dopo diverse esperienze in giro per l’Italia è Como a fargli da trampolino verso la consacrazione e nel 1986 approda all’Inter. Centrocampista di fantasia, piedi buoni e ottima visione di gioco diventa l’asso nella manica nella mediana di Giovanni Trapattoni.

Fonte calcio.com

Nell’anno dei record, infatti, il Trap precorre i tempi e lo fa arretrare in una posizione che oggi potremo definire “alla Pirlo”. Iniziare l’azione da uno come Matteoli con la responsabilità di giocare la palla dalla sua area era un lusso incredibile per quegli anni. Nell’88/89 l’Inter stravinse lo scudetto e Matteoli fu uno degli artefici. Terminò la sua avventura nerazzurra con 116 presenze e ne iniziò un’altra finalmente nella sua Sardegna a Cagliari con altrettanti match giocati (130). Finì la carriera a Perugia prima di iniziare quella da allenatore e poi dirigente.

Nell’entroterra sardo, a Oliena, nel 1966 nasce quello che forse rimane come il simbolo dell’isola calcistica, Gianfranco Zola. Rispetto a Matteoli lui rimase nel suo habitat naturale, dalla trequarti in su, per ovvie ragioni di campo. Talento straordinario, dopo i primi anni in Sardegna dove arrivò a giocare con la Torres fu portato da Luciano Moggi a Napoli. Toccò a lui far dimenticare nientemeno che Diego Armando Maradona conquistando tutti per il suo carattere ma soprattutto per il modo in cui trattava il pallone. Assist e gol straordinari conditi da giocate sublimi che continuarono anche a Parma e che poi stregarono tutti in Inghilterra. Al Chelsea (229 presenze) Zola compì qualcosa di straordinario, scaldando i “freddi” cuori inglesi con il suo talento ed entrando nella top ten dei migliori stranieri della storia della Premier League. Chiuse la carriera ovviamente nella sua isola, regalando a Cagliari le sue ultime perle.

C’è un ragazzo che nelle ultime stagioni ha stupito tutti conquistandosi già un posto su palcoscenici importanti. Lui è Nicolò Barella, anni 23, l’unico dei tre che nasce sul mare, a Cagliari, e che forse dal mare ha preso quello che mancava agli altri due, l’impetuosità del carattere. Dotato di un dinamismo fuori dal comune ed è probabilmente proprio l’evoluzione degli altri due, grande tecnica ma tantissima sostanza, forse anche troppa. Scoperto proprio da Gianfranco Matteoli passa dalle giovanili della società rossoblu a qualche presenza in prima squadra per trasferirsi poi per un breve prestito al Como.

Fonte calcioefinanza.it

Tornato a Cagliari ci vuole ben poco per schiudergli le porte stabilmente della prima squadra conquistandosi in poco tempo i galloni di titolare. Diventa il più giovane giocatore ad indossare la fascia di capitano del club sardo. In breve tempo raggiunge le 100 presenze raccogliendo elogi da tutti gli addetti ai lavori e affermandosi nella stagione 2018/19 come miglior centrocampista della stagione. Nell’estate seguente tra tutte le contendenti la spunta l’Inter che lo porta a Milano facendolo diventare un pilastro del centrocampo di Antonio Conte.

“Cuore e vento” cantano i Tazenda e in questo titolo possiamo racchiudere i tre personaggi di questa “storia”. Un cuore grande e il vento, che talvolta può accarezzare, come un tocco vellutato di Matteoli e Zola, o travolgerti, come una discesa di Barella.

Glauco Dusso

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