Udinese che è successo? Storia di un meccanismo perfetto adesso inceppato

Udinese che è successo? Storia di un meccanismo perfetto adesso inceppato

Ripercorriamo gli ultimi trent’anni della società friulana isola felice per la nascita o rivalorizzazione di talenti, da qualche anno sino ad oggi, però, non è più così

C’era una volta un luogo dove i giovani diventavano incredibili realtà, dove giocatori sconosciuti venivano venduti a peso d’oro nel giro di pochi anni. Questa è Udine e l’Udinese, squadra dove sono transitati campioni del passato e del presente. L’universo friulano negli ultimi 30 anni ha tracciato un solco ben preciso, quello di acquistare giovani sconosciuti e valorizzarli per poi venderli a cifre raddoppiate, triplicate e anche molto di più. Nell’ultimo lustro, invece, qualcosa è cambiato. Vuoi i cambi dirigenziali, vuoi la programmazione della famiglia Pozzo divisa tra tre squadre, Udinese, Watford e Granada, ora rimaste due dopo la cessione del club spagnolo. Inoltre la perdita di giocatori chiave, uno su tutti Antonio Di Natale, ha fatto perdere alcune certezze anche nel rettangolo di gioco.

La società friulana, come un meccanismo perfetto, era rinomata costruttrice di talenti grazie a uno scouting di primissimo ordine e uno staff tecnico capace di trasformare tutto in oro. Un club capace negli anni ’80 di fare suo uno dei migliori calciatori in circolazione, Zico. I campioni, poi, ha dovuto fabbricarseli in casa. Con grande successo tra l’altro.

Gli anni ’90 sono sicuramente il trampolino di lancio. I bianconeri iniziano ad acquistare e a lanciare giovani o prendere e rivitalizzare scommesse perse da altri. I primi in ordine di tempo sono sicuramente i due argentini Balbo e Sensini, arrivati insieme in Friuli e affermatisi su altissimi livelli nel giro di poco. Nel 1995 sarà l’arrivo di Alberto Zaccheroni sulla panchina bianconera a segnare una svolta che avrà il suo culmine nella stagione 97/98 con il terzo posto in classifica e con la definitiva esplosione di diversi elementi.

Di quella rosa seguiranno Zaccheroni al Milan, conquistando lo scudetto l’anno dopo, Thomas Helveg e Oliver Bierhoff. Quest’ultimo, arrivato a Udine dopo altalenanti stagioni all’Ascoli, fu capocannoniere nell’anno del terzo posto davanti a un certo Ronaldo, mentre Thomas Helveg, esterno destro danese, fu anche in rossonero una pedina affidabilissima. Da quell’Udinese nelle annate seguenti arrivarono anche altri grandi colpi economici. Parliamo degli affari Marcio Amoroso, miglior marcatore nel torneo 98/99, Jonathan Bachini, vera e propria scoperta di quegli anni, Martin Jorgensen, Stephen Appiah, Giuliano Giannichedda e così via.

Le stagioni scorrono e anche con Francesco Guidolin e Luigi De Canio alla guida si conferma quanto di buono fatto dal loro predecessore. Arriva la prima qualificazione alla Uefa. Qui sbocceranno elementi come Stefano Fiore e David Pizarro, anche se coincideranno poi con qualche passaggio a vuoto a livello di piazzamento in classifica nelle annate successive. Con l’avvento di Luciano Spalletti le zebrette tornano a incantare la serie A e nel 2002/2003 arriva un altro sesto posto. Insieme a questo il lancio di giocatori come Felipe, Iaquinta, Jankulovski e Muntari. Con il tecnico di Certaldo saranno tre stagioni di grandi soddifazioni. Nell’ultima, la 2004/05, arriva la tanto agognata quanto incredibile qualificazione ai preliminari di Champions League, quarto posto, coincisa con l’approdo in bianconero di Totò Di Natale.

L’anno successivo sarà Serse Cosmi a traghettare la squadra nella massima competizione europea, un sogno che terminerà alla fase a gironi. Il mister non concluderà la stagione e sulla panchina se ne alterneranno diversi per due annate così così. Pasquale Marino porterà negli anni successivi due settimi posti consecutivi rialzando il livello. Lo fa soprattutto con giocatori che l’aria friulana trasformerà in pedine fondamentali. Arriva il momento di Asamoah, Isla, Alexis Sanchez, Handanovic, Cristian Zapata, Inler ecc. Giocatori che da sconosciuti diventeranno calciatori di alto livello in giro per l’Italia e l’Europa.

Dopo un anno da dimenticare sarà il ritorno di Francesco Guidolin (2010/11) a riaccendere il fuoco sacro. A Udine torna la Champions League con un quarto posto strepitoso. Agli altri giocatori si aggiunge anche Cuadrado mentre Di Natale è diventato il simbolo della squadra oltre che due volte capocannoniere della serie A. Sembra essere arrivata al top la squadra bianconera e invece l’anno successivo arriva terza nel delirio generale. Quinto posto la stagione seguente con un’altra infornata di giocatori cardine come Benatia, Pereyra e Muriel.

La stagione 2013/2014 segna uno spartiacque importante. Il giocattolo perfetto di Francesco Guidolin si inceppa e si rompe. Il tecnico lascerà a fine stagione e da quel momento l’Udinese non sarà più la stessa. Per sei anni si alternano molti allenatori e passano per quei campi altrettanti giocatori. Nessuna scoperta più, nessun sussulto, fatta eccezione forse per Allan e l’odierno De Paul. La classifica crolla vertiginosamente e la squadra è coinvolta sempre più spesso nella lotta per non retrocedere. Il gioco diventa prevedibile e macchinoso. Oggi, con il campionato ancora fermo, i friulani navigano sempre in bassa classifica.

Molti si interrogano su cosa è potuto accadere, la speranza di tutto il tifo friulano è quello che torni la famosa scintilla. Si fatica a credere che una manciata di anni fa quello fosse un luna park da cui nessuno avrebbe voluto uscire mai.

Glauco Dusso

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