Ma non sarà colpa nostra…

Ma non sarà colpa nostra…

Storia di tre ‘bidoni’ della Roma che hanno fatto la fortuna di altre squadre

Prima di iniziare l’articolo, una premessa è d’obbligo: non parliamo di giocatori che avrebbero potuto cambiare la storia del calcio ma di calciatori che avrebbero potuto essere più utili se questa città non risucchiasse tutto e tutti in pochi instanti.

Quale romanista di buona volontà (e di tanta pazienza!), che si sta affacciando pigramente ai quaranta, non ricorda Roberto Luis Trotta?

Trotta, nel corso degli anni ha preso il posto di Musiello nelle fantasie funeree dei tifosi, mi spiego: se vi capitasse di parlare con un romanista di vecchia data che voglia in qualche modo mostrare i “muscoli” ti dirà: “Eh beh… io ho visto la Roma di Musiello” per voler sottolineare la sua lunga militanza e la fedeltà verso una squadra scarsa di cui Musiello suo malgrado, nel corso degli anni, ne è diventato il simbolo.

Ecco un romanista più giovane ti dirà:”Io ho visto la Roma di Trotta” ma chi è Roberto Luis Trotta?

Arrivò a Roma nell’estate del 1996 grazie a Carlos Bianchi, il suo mentore, che aveva appena firmato con il club giallo-rosso e lo volle a tutti i costi.

Come dargli torto? Trotta col Velez ha vinto tutto: due campionati argentini (uno di Clausura nel 1993 ed uno di Apertura nel 1995), la Libertadores e la Coppa Intercontinentale nel 1994, oltre alla Coppa Interamericana nello stesso anno.

Trofei vinti da protagonista, dato che era il capitano di quella squadra, ma a Roma non ebbe fortuna: giocò solo sei partite in campionato, fu impacchettato e rispedito al River Plate nel corso della stessa stagione.

Per altro al River ha continuato a vincere, dato che ha collezionato un’altra Apertura ed un’altra Clausura, nella sua seconda esperienza nei biancorossi.

So che questo articolo, per dirla alla Verdone, può sembrare una sorta di “riabilitazione der patata” ma non è così: semplicemente mi chiedo se sei partite sono sufficienti a giudicare un calciatore che aveva vinto tutto e successivamente ha continuato a vincere.

Un episodio simile ha visto protagonista un altro calciatore di quella Roma e questo mi fa riflettere.

Il giocatore in questione si chiama Martin Dahlin: non si sta parlando di un fenomeno, ci mancherebbe, ma neanche di una bufala degna di giocare solo quattro partite con la Roma.

Arrivò (e se ne andò!) lo stesso anno di Trotta ma come abbiamo visto giocò anche meno di lui.

Lo Roma lo comprò per 5 miliardi, dal Borussia Mönchengladbach, e guardando le sue statistiche si può capire il motivo: 106 partite, 50 reti non male davvero.

A Roma era chiuso da Balbo, Fonseca, Delvecchio ed un giovanissimo Totti ed in quella manciata di minuti giocati, apparve lento ed in sovrappeso, fu ceduto e tornato al Borussia Mönchengladbach siglò 10 reti in 19 partite.

Dahlin era anche un nazionale svedese ed era un protagonista: il suo ruolino di marcia prevede 29 gol in 60 partite, insomma era un giocatore che segnava ovunque…

Giocò il mondiale del 1994 e fu protagonista di quella Svezia che si classificò terza, segnando in due partite del girone, nella seconda gara contro la Russia mise a segno addirittura una doppietta.

Non solo: Dahlin segnò anche nella gara degli ottavi di finale, non male per un bidone no?

Ma non sarà colpa nostra? Non sarà che noi bruciamo tutto e tutti dopo meno di una partita? Non sarà che battezzare un giocatore, fenomeno o bidone, per un gol (fatto o sbagliato) è un limite imperdonabile?

E poi c’è lui! Il simbolo di questo articolo: Ivan Helguera!

Arrivò a Roma a 22 anni, giovane sì, ma non troppo.

Le qualità si vedevano, chi diceva che era scarso, evidentemente, non lo aveva mai visto giocare, ma era molto lento e per mister Zeman non era idoneo per essere il play di quella squadra.

Fu ceduto a fine stagione, con 10 presenze totali e senza rimpianti: dopo un anno all’Espanyol venne comprato dal Real Madrid, gli venne cambiato ruolo (fu fatto giocare da difensore centrale) e vinse tutto da protagonista, diventando un caposaldo della nazionale spagnola con 47 presenze e 3 gol.

Ma non sarà colpa nostra? Questo discorso, per molti tifosi, sarebbe dovuto valere anche per Dzeko: il primo anno mise a segno solo 10 gol e ne sbagliò alcuni veramente clamorosi, tanti lo avrebbero rimandato a casa.

Per fortuna la storia fu diversa e la Roma si gode una punta da oltre 100 gol, chissà, magari questi tre ex giallorossi avrebbero potuto, nei loro ruoli, fare altrettanto.

Trotta e Dahlin

Fonte foto: asromatalenti.altervista.com

Firma: Alessandro Nardi

L’articolo Ma non sarà colpa nostra… proviene da Passione del Calcio.

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