Roma – Colonia: il guizzo di Falcão

Roma – Colonia: il guizzo di Falcão

Ottavi di finale di ritorno della Coppa Uefa 1982-83, tra le squadre dei santoni Liedholm e Michels. La formazione del Barone ha eliminato nei primi due turni gli inglesi dell’Ipswich Town e gli svedesi del Norrköping, mentre i tedeschi occidentali hanno superato i greci dell’AEK Atene e i mitici scozzesi dei Rangers Glasgow. Si parte dall’1-0 dell’andata in favore dei teutonici

Mercoledi 8 dicembre 1982, il cielo è plumbeo sulla città eterna. Allo stadio Olimpico di Roma si gioca Roma – Colonia, una gara che vale l’accesso tra le prime otto della Coppa Uefa ’82-’83. E’ la partita dei duelli, a tutto campo. Panchine comprese. Da Liedholm contro Michels, la zona pressing dell’uno contro la ragnatela dell’altro, a Conti e Falcão espressioni massime della fantasia della tecnica al potere contro il pragmatismo e la verticalità della mannschaft teutonica. Ce n’è abbastanza affinché da incontro di calcio si trasformi in teatro.

Quando l’arbitro belga Roger Schoeters fischia l’inizio e i primi movimenti si disegnano sul campo, appare sul rilancio dei portieri il terzo duello di questo pomeriggio da leoni. Quello tra i due moduli di gioco, che sono speculari. La Roma è in campo con tutte le alchimie pensate dal Barone che portano al 4-3-3, stesso schieramento che “il generale” Rinus ha scelto per il suo avamposto di lanzichenecchi. Ma a differenza del feroce esercito di Carlo V che devastò e predò Roma nel’500, i suoi sono abbottonatissimi a protezione dello 0 a 0 che serve per tornare in Germania con la qualificazione.

La
Roma attacca col suo centrocampo di palleggiatori che costruiscono
infinite triangolazioni, è la famosa ragnatela che Liedholm ha
copiato agli ungheresi degli anni ’50 e a se stesso quando giocava in
quegli anni nel Milan del Gre-No-Li. Falcão
imposta, Ancelotti contrasta e riparte, Prohaska tesse il gioco,
mentre incessante Nela spinge sulla destra e Aldo Maldera alfiere di
Liddas nel Milan della stella attacca a sinistra. Gli esterni Conti e
Iorio si invertono costantemente le posizioni da destra a sinistra e
Pruzzo torna indietro a giocare il pallone con i compagni, non più
solo centravanti d’area ma di raccordo. E’ calcio moderno, dei giorni
nostri. Tiri in porta però non ce ne sono e i tedeschi controllano
senza affanno.

Già
loro, i tedeschi indomabili. Il santone Michels ha a disposizione
mezza nazionale: ci sono Harald Schumacher, Cullmann, Allofs che due
anni prima sullo stesso campo hanno vinto contro il Belgio l’europeo
1980. Insieme a loro giocano in attacco Fischer e all’ala destra
capitan Littbarski vice campioni del mondo a Spagna ’82. Tre punte
con Allofs nella migliore tradizione della Germania che va in
forcing. Chiude la parata di marescialli prussiani Rainer Bonhof
motore della Germania Ovest campione del mondo, nell’anno gotico
1974, sotto l’egida di Franz Beckenbauer e Gerd Müller.
La partita è bella e in costante equilibrio, fuorigioco dei tedeschi
contro pressing della Roma. Ci vuole un acuto per passare. Al ’15
lancio di Di Bartolomei per Conti in area, appoggio di testa verso
Prohaska al centro, sale l’urlo dell’Olimpico, ma Schumacher – il
gran dittatore della porta – blocca. Carica il pubblico col suo
Roma, Roma, Roma Alé, ricordando la massima di Gassman in cui anche
lo spettatore ha nel cinema e nel teatro un ruolo. E in una partita
di calcio, aggiungiamo noi.

Intorno
alla mezz’ora tre occasioni, tre, per i pretoriani di Liedholm. Anche
lo zar Vierchowod avanza in pressing. Sempre Di Bartolomei imposta,
ricordando l’audacia del Professor Keating: chiamatemi capitano, mio
capitano. Nela raccoglie in area dopo il liscio di Cullmann e Prestin
salva sulla linea. Subito a seguire Ancelotti da fuori e Conti al
volo ancora su lancio calibrato del fiero Agostino, in entrambi i
casi la palla è fuori. Quando Iorio, al ’45° minuto, crossa dalla
sinistra e Conti e Pruzzo vengono tagliati fuori dall’intervento del
terzino Zimmermann, si capisce che sbloccare lo 0-0 non sarà facile.

Al
pronti via della ripresa manca un po’ di ordine geometrico nella Roma
di Liedholm, il tempo incalza bisogna segnare. Allora il centrocampo
spinge esaltando le teorie universali del Barone. Prohaska scambia,
al limite dell’area, con Pruzzo e Schumacher deve mettere tutta la
sua classe sulla palla che vale il possibile 1-0. Il portiere del
Colonia che ha dominato le uscite nel primo tempo, blocca e c’è
ancora parità. Pochi minuti dopo Falcão
e Ancelotti costruiscono l’ennesimo triangolo offensivo e servono
Pruzzo, Cullmann è costretto al fallo al limite dell’area. Batte Di
Bartolomei forte e teso, Schumacher vola e devia il bolide ma Iorio
si tuffa di testa e manda la Roma avanti 1-0 che fa il palio con la
vittoria dei tedeschi all’andata.

Lo
sforzo è stato grande, ma la Roma tiene. La mannschaft del Colonia
intanto ha scelto la strategia, non c’è più calcio di totale c’è
solo la difesa. Quando al ’83° minuto Bonhof lancia Fischer in area,
l’Olimpico trema e trattiene il fiato: Tancredi esce e i
Lanzichenecchi sono una volta ancora fermati alle porte della città
eterna. Tira aria di supplementari, anche perché lo splendido
sinistro di Aldo Maldera, l’alfiere, è fuori di poco. Il pomeriggio
è sempre più plumbeo e i riflettori dello stadio creano un gioco di
luci soffuse che veramente fa sembrare le ultime azioni, recite da
sipario shakespiriano.

Angolo di Bruno Conti per la Roma al minuto 89°, spizzata dentro l’area gremita e palla sul petto di Falcão. A Roma lo chiamano il “Divino”, l’ottavo re dell’impero che fu stoppa e al volo batte di destro, tutto il pubblico sospinge la palla che vale la qualificazione. Dopo è un tutt’uno. La corsa di Falcão verso la Curva Sud pugno alto al cielo, il 2-0 sul Colonia, il pubblico in delirio, lo striscione “Non passa lo straniero” che diventa bandiera di lotta come sul Piave, anche Liedholm è trasfigurato nel suo volto di svedese napoletano. La Roma ha vinto. Si chiude il sipario con la suggestiva fiaccolata finale, rito pagano della grande Roma di Dino Viola e Nils Liedholm.

Fonte foto: ilromanista.eu

Matteo Quaglini

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