Storia della tattica: il Barcellona di Guardiola – La Gran Armée

Storia della tattica: il Barcellona di Guardiola – La Gran Armée

Una squadra leggendaria capace di vincere 3 campionati spagnoli, 2 Coppe di Spagna, 3 Supercoppe di Spagna, 2 Champions League, 2 Supercoppe Uefa, 2 Coppe del Mondo per club. In quattro anni dalla stagione 2008-2009 a quella 2011-2012: 247 partite tra tutte le competizioni con 179 vittorie, 47 pareggi, 21 sconfitte, 636 gol segnati e 181 subiti. E’ negli annali del gioco come formazione leggendaria assieme all’Ajax di Michels e al Milan di Sacchi

Nella storia della tattica il
Barcellona di Guardiola, in particolar modo la sua prima versione del
2008-2009, occupa un posto primario tra le grandissime squadre di
sempre del gioco del calcio. Il livello tecnico che quella squadra
seppe raggiungere si affianca a quello sviluppato dall’Ajax di Rinus
Michels e dal Milan di Arrigo Sacchi. Un livello quindi assoluto ed
evoluto, impostato su una grande cultura tattica capace di fondere
insieme più moduli, più tattiche, più concezioni del gioco. Il
calcio di Guardiola e del suo Barcellona è stato un football
flessibile e non dogmatico, aperto e non chiuso, offensivo e non
tattico, multiforme e non statico, ritmico e non monocorde. Tutta la
sua organizzazione ha ruotato attorno ad una grande idea: lo sviluppo
di principi di gioco offensivi volti ad attaccare la metà campo
avversaria, indipendentemente dal modulo adottato che come vedremo ha
sempre avuto delle varianti specifiche a seconda dell’interpretazione
che il Barcellona voleva dare alla partita e sulla base, delle volte,
delle caratteristiche dell’avversario.

Per analizzare storicamente e tecnicamente il percorso tattico del Barcellona pensato e forgiato da Guardiola, dobbiamo scomporlo in sei punti. Una divisione che include la storia dei moduli, la figura dell’allenatore, i sistemi di gioco, il posizionamento, le fasi di una partita, i giocatori chiave e la scienza che ha studiato il concetto di rete nello sviluppo dei passaggi.

Messi e Guardiola, il grande dieci e il demiurgo del Barcellona 2008-2012. Dalla loro collaborazione nacque l’idea dello spazio come centravanti, con l’argentino capace di arretrare e liberare il campo per gli inserimenti degli interni, delle ali, dei terzini e di Henry e Eto’o oltre che tornare anche lui a finalizzare. Il gioco di Guardiola era basato sulle combinazioni offensive fluide, la manovra posizionale, la gestione degli spazi, la disorganizzazione dell’avversario

Lo studio della tattica degli albori del calcio – Nulla si crea, nulla si distrugge. Un principio che vale per la fisica, ma anche per il calcio. E da questo principio partì il demiurgo Pep Guardiola per costruire il suo Barcellona innovativo. Per realizzare quella impalcatura di squadra, fu importante per lui studiare la storia della tattica. Prima di tutto quella recente di Cruijff nel suo periodo barcellonista ’88-’96, l’allenatore aveva dato al Barcellona una mentalità di gioco definita: giochiamo offensivo nella metà campo avversaria muovendoci e tenendo la palla, sempre. Questo era il verbo dell’olandese volante. Guardiola ha ripreso questi concetti del suo mentore e li ha radicalizzati dentro un impianto che gira perfetto come fosse un orologio svizzero. Ogni giocatore deve muoversi in tre direzioni, orizzontale, laterale e verticale. Ci deve essere un movimento costante e continuo, tanto in ampiezza quanto in profondità. Il campo va coperto totalmente da ciascun componente della squadra, che diventa di quella zona ampia del terreno di gioco il padrone e il responsabile. Il che permette a ogni singolo giocatore di evolversi nella tattica individuale in entrambe le fasi del gioco. In fase di non possesso imparando ad applicare le aggressioni individuali, il pressing collettivo e la difesa a tutto campo. In fase di possesso imparando a smarcarsi continuamente e a inserirsi negli spazi tra le linee, oltre che a muoversi senza palla e a sviluppare il gioco in maniera geometrica, triangolando sempre.

Da qui nasce l’idea del possesso palla, troppo semplicisticamente racchiusa nello slogan tiki-taka. Questo concetto è più articolato, non è infatti solo passaggi su passaggi come vedremo: ma movimento costante e sincronico. Per ora basta dire che Guardiola lo ha ripreso dal passing game scozzese dell’800, dal grande calcio danubiano di Ungheria e Cecoslovacchia anni ’30-’50, dalla Jugoslavia 1968 vicecampione d’Europa, dalla ragnatela di Liedholm, da quella del Brasile storico e dal gioco dei passaggi del Brescia di Mazzone nel quale giocò, aggiungendovi a tutti questi prototipi la sua idea: il dinamismo ritmico.

La Fase di possesso palla – Il gioco della ragnatela dei passaggi è stata tutta l’architrave della fase che sviluppava i movimenti offensivi del Barcellona, quella chiamata di possesso. Intanto è importante capire che la disposizione dei giocatori sul terreno di gioco, quando il Barcellona guardiolista aveva la palla, era 2-3-2-3: una variante del vecchio “Metodo” il primo sistema organico del gioco del calcio. Una variante nella modernità di oggi è fondamentale, la posizione arretrata delle due mezze ali Xavi e Iniesta che giocano, a destra e a sinistra, tra l’attaccante esterno e il centravanti. Loro sono i costruttori e al tempo stesso gli incursori nella metà campo altrui. In fase quindi di costruzione partendo dal portiere abbiamo il seguente schieramento e posizionamento dei giocatori: Piqué e Puyol (i due difensori centrali) che stanno stretti e fanno il primo passaggio a dieci metri verticale davanti a loro. Lì, riceve e controlla la palla Touré che gioca centrale di centrocampo da metodista. Come nel calcio anni ’30. Touré gioca o palla corta o lancio lungo e verticale sui terzini che corrono a tutta fascia. In quella posizione, inoltre, guarda tutto il campo ed è in partenza in linea con gli stessi terzini Alves (a destra) e Abidal (a sinistra) che formano con lui la linea dei tre a metà campo (come i vecchi mediani laterali nel Metodo). Xavi e Iniesta sono gli interni arretrati (la linea dei due dietro i tre attaccanti) che vengono a prendere palla corta se Touré ha giocato su di loro il passaggio o si smarcano per ricevere il secondo appoggio dei terzini se la palla è sugli esterni, da questo fraseggio parte tutto il gioco della fitta rete di passaggi ipnotici volti a comprimere l’avversario sempre più a ridosso dell’area di rigore della sua metà campo. Le tre punte, Messi, Eto’o e Henry, coprono tutto il fronte offensivo e si interscambiano la posizione costantemente per eludere la marcatura della difesa avversaria e aprire al tempo stesso lo spazio dietro di essa. Ci sono quindi tre centravanti, tre esterni destri, tre esterni sinistri, perché ognuno va nella posizione dell’altro più volte a partita. Un punto importante è: se gli attaccanti esterni si accentrano le corsie laterali vengo occupate fino all’area di rigore dai terzini che diventano a loro volta veri e propri attaccanti. E’ l’interscambio dei ruoli, tutto giocato su sincronismi che devono portare i giocatori a capire quando andare nello spazio o quando fermarsi per farlo occupare ad un compagno meglio piazzato tra le linee, diventando loro automaticamente degli “appoggi” al successivo passaggio.

Quindi quel 2-3-2-3 che abbiamo visto è fondato su movimenti continui e coordinati, ricezione del pallone tra le linee, coordinazione nella capacità in ogni azione di coprire il campo in lungo, in largo e in profondità oltre che lateralmente, poi triangolazioni e rotazioni di posizione degli attaccanti. Il tutto con il fine centrale di disorganizzare, aprendo gli spazi, la difesa avversaria e di spingerla in area o a ridosso per poi aumentare la velocità dei passaggi in verticale (soprattutto nella transizione offensiva dopo aver recuperato palla e risalendo il campo) fino ad arrivare al tiro e fare gol.

La Fase del Pressing – L’altro caposaldo è la pressione, fatta da tutta la squadra insieme. Il riferimento è la palla, sempre e in ogni posizione o angolo del campo. Immaginiamo che la squadra avversaria inizi l’azione dalla sua area, il meccanismo di pressing del Barcellona scatta in cinque fasi: 1° l’attaccante più vicino alla palla accorcia in avanti sul possessore, 2° tutti gli altri si avvicinano e chiudono la palla in una “gabbia” di uomini, 3° se una volta riconquistata la palla la perdono, parte la riaggressione con gli stessi movimenti dei punti 1° e 2°, 4° questo lavoro si fa a tutto campo e tanto all’interno quanto sui lati del terreno di gioco, 5° il pressing viene fatto con i tempi e la copertura degli spazi giusta. E questo spiega la riaggressione, come diceva Liedholm il pressing se fatto troppo presto o troppo largo nelle distanze tra i portatori dell’aggressione genera spazio invitante per le corse degli avversari in quegli spazi fino alla propria porta. Per questo il Barcellona curava questa fase in due tempi: il primo aggressore quello che accorcia (punto 1) detta i tempi di intervento di tutti gli altri.

La Fase Difensiva –
Il pressing è già difendere. A tutto campo chiaramente, per evitare
il problema di fare una difesa vicino alla porta dove la squadra era
più debole. Qui dobbiamo aggiungere al punto esplicitato sopra, una
particolarità importante. Quel Barcellona difendeva 4-3-3 senza il
rientro di Messi a destra e di Henry a sinistra sulla linea dei
centrocampisti, non era quindi in fase difensiva un 4-5-1. La domanda
è perché? Primo perché non era nelle caratteristiche tecniche
dell’argentino e del francese. Secondo perché per le geometrie del
pressing che abbiamo già elencato, gli attaccanti devono accorciare
sempre sia che la palla sia centrale o laterale e quindi si devono
già posizionare anche nel difendere esattamente come attaccano, sono
quelli che portano la prima aggressione da cui dipende l’attivazione
di tutto il meccanismo di pressing portato dal centrocampo e dalla
linea difensiva: gabbia compresa. Terzo e ultimo punto: quel 4-3-3
quando difende non era allineato ma costruisce per ogni reparto
(difesa, centrocampo, attacco) un semicerchio. Il motivo è semplice
le linee si devono rompere per portare la pressione con tre o quattro
uomini. Il fuorigioco non è quindi radicale, ma posizionale: dato
cioè dalla squadra che già sta alta nel baricentro per forzare al
massimo la pressione sul portatore avversario.

Il modulo, il 4-3-3 e la variante 3-4-3 –Con quale modulo giocava il Barcellona? Con più di uno. Non è vero infatti che le grandi squadre giocano sempre allo stesso modo inderogabilmente, viceversa cambiano a seconda dell’avversario e del gioco che in quella singola partita vogliono proporre: se più offensivo o più meditativo nelle squadre offensive ad esempio. Quindi sono solo i principi di gioco immutabili, gli schieramenti sono aperti, flessibili, fluidi, variati. Sul 4-3-3 che in fase di attacco (quindi possesso) diventa 2-3-2-3 abbiamo già detto. Va aggiunto che il movimento degli intermedi (le mezze ali di un tempo) è anche offensivo volto all’inserimento tra il terzino e il difensore centrale avversario, mentre la prima punta viene incontro e Xavi o Iniesta si inseriscono e vanno a fare gol pur non essendo dei cannonieri. Tutto questo è stato ancora più radicale quando Guardiola mise Messi centravanti (alla Hidegkuti, Ungheria 1954). L’argentino veniva incontro e creava lo spazio vuoto alle spalle della linea difensiva che non marcava direttamente nessuno e si ritrovava quindi a rincorrere gli inserimenti da dietro di cinque, sei, sette barcellonisti: Messi compreso quando faceva il contromovimento a tornare prima punta. Molto interessante è la variante nella costruzione con tre difensori, quattro centrocampisti e tre attaccanti, vediamola per punti: 1° serve a evitare la pressione avversaria; 2° l’ampiezza relativa e non assoluta (i giocatori non sono sulle corsie laterali) dei tre difensori (disposti in maniera aperta e interni al campo) più un play (uno dei centrocampisti centrali) aumentano le linee di passaggio e danno più soluzioni di gioco (questa idea Guardiola l’ha appresa da Cruijff che costruiva con i tre uno dei quali era Koeman e proprio Pep davanti a lui come play); 3° la squadra ha così 4 costruttori e 6 invasori della metà campo avversaria; 5° c’è superiorità numerica perché anche il portiere partecipa alla costruzione del gioco. Questi cinque punti servono a sviluppare come segue il gioco: smarcare giocatori tra le linee o con palla a terra o con palla sopra, tenere e muovere la palla per attirare e disorganizzare l’avversario, preparare il passaggio chiave che romperà le linee contrarie e farà nascere la verticalità per le punte. Il tutto giocando sulla pausa, strategia di gioco elevata a dogma nel grande Barcellona di Guardiola. Quella pausa ottenuta fermando volutamente il pallone controllo dopo controllo e dosandone la velocità con ritmo lento ma incessante che deve condurre fin dentro l’area degli avversari in un grande calcetto allargato.

Il modulo flessibile del Barcellona che vinse 6 titoli tra la stagione 2008-09 e dicembre 2009, il 4-3-3. Un sistema attivo e partecipativo in cui tutti giocano in avanti. I terzini scendono sulle corsie di destra e sinistra, i centrali impostano il gioco in verticale, il metodista Touré apre le trame di gioco, gli interni Xavi e Iniesta costruiscono e si inserescono in zona gol e gli attaccanti Henry, Eto’o e Messi attaccano lo spazio e si scambiano la posizione

I calci da fermo – In fase offensiva il primo principio è ovviamente coprire l’area, partendo da un punto: quel Barcellona muoveva la palla a due uscendo pallone al piede dalla lunetta del calcio d’angolo. Il motivo era nelle caratteristiche dei saltatori, c’erano pochi colpitori di testa alti come Piqué o tempisti come Puyol. Quindi l’idea era spostare la difesa che marcasse a uomo o a zona, per creare spazi nelle 6/7 zone in cui è suddivisa l’area di rigore andando dalla lunetta del portiere fino al limite dell’area. Questo portava un uomo dentro l’area piccola davanti al portiere come riferimento e 4/5 altri giocatori pronti a partite da lontano per raccogliere la palla in terzo tempo, con altri fuori area per ricevere e aprire il gioco sugli esterni per un nuovo uno contro uno o per una palla scodellata morbida in area per gli inserimenti da dietro. In fase difensiva marcava a zona con la traiettoria della palla come riferimento, ciascun difendente occupa una porzione dell’area e valuta la traiettoria della palla che potrebbe essere calciata in quella porzione di campo da lui presidiata. Non si stringono le maglie sull’avversario. Importanti sono le posizioni: Piqué e Puyol dentro l’area piccola, Dani Alves sulla linea di passaggio diretta sul primo palo, Abidal lungo sulla palla calciata verso il secondo palo, Busquets o Touré a centro area sul dischetto del rigore per via della loro altezza che li può favorire nel rinvio della percentuale più alta di palloni che piovono lì. E ancora Xavi aiuta Dani Alves sulla linea del primo palo perché il pallone viaggia più rapido in quella zona arrivando prima e quindi servono giocatori brevilinei e veloci nei movimenti di intercetto e reazione sulla palla. Tutti e cinque formano una gabbia sui saltatori avversari che ne risultano intrappolati e impediti a saltare “pulito”. Davanti a tutti Iniesta messo dove ci sono meno uomini, per controllare il pallone e uscire dall’area o rinviare al volo con qualità vista la proprietà di calcio del mitico manchego.

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Prima puntata: Regno Unito, dove tutto ebbe inizio

Seconda puntata: Il calcio inglese tra Europa centrale e Sud America

Terza puntata: La regola del fuorigioco ed il terzo difensore

Quarta puntata: Vittorio Pozzo e l’Italia degli anni ’30

Quinta puntata: Il Disordine organizzato del calcio russo

Sesta puntata: La Grande Ungheria di Sebes e la maledizione di Bela Guttmann

Settima puntata: L’ascesa del calcio brasiliano ed il dramma del Maracanazo

Ottava puntata: Il 4-2-4 ed il Brasile di Pelé e Garrincha

Nona puntata: La riscossa del calcio inglese guidata da Stan Cullis e Alf Ramsey

Decima puntata: la rivoluzione di Viktor Maslov e la nascita del pressing

Undicesima puntata: il Catenaccio

Dodicesima puntata: la Grande Inter

Tredicesima puntata: rinascita ed evoluzione del calcio argentino

Quattordicesima puntata: il Calcio Totale

Quindicesima puntata: Valerij Lobanovski e il metodo scientifico applicato al calcio

Sedicesima puntata: il grande Milan di Sacchi l’armata invincibile

Diciassetesima puntata: il Manchester United di Ferguson – tradizione e innovazione

Fonti foto: twitter gianlucadimarzio.com super6sport.it buildlineup.com

Matteo Quaglini

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