Storia della tattica: il Manchester United di Ferguson – tradizione e innovazione

Storia della tattica: il Manchester United di Ferguson – tradizione e innovazione

Una impostazione che ha dato in ventisette anni dall’86 al 2013: 2 Champions League, 1 Coppa delle Coppe, 1 Super Coppa Uefa, 1 Coppa intercontinentale, 1 Coppa del mondo per club, 13 Premier League, 5 FA Cup, 4 League Cup e 10 Community Shield, oltre alla gloria imperitura

Il 6 novembre del 1986 nasceva il primo Manchester United di Alex Ferguson. Le sue diverse tattiche ripercorreranno la storia del calcio inglese degli ultimi cinquant’anni, ventisette anni fino al 2013. Un periodo che incoronerà Alex Ferguson come Sir, onore massimo per un suddito dell’impero britannico. La storia tattica del suo Manchester United è quella di una squadra che insieme al Milan di Sacchi e di Capello, al Barcellona di Cruijff e Guardiola e al Real Madrid degli ultimi venti anni, ha lasciato un’impronta tattica nel calcio moderno. E’ stata una compagine che ha avuto una cultura tattica che ha saputo mescolare le eccellenze del football britannico con i grandi principi di gioco continentali. Rispetto a queste squadre ha avuto una filosofia completamente differente, ma come quelle formazioni ha presentato su tutti i campi, sia che giocasse nel “Tempio” dell’Old Trafford sia che macinasse calcio fuori le mura, il “suo” calcio. Quel modo proprio cioè di interpretare la partita e di giocarla. Questo significa la tattica: avere una filosofia su ciascuna fase del gioco e metterla in pratica contro l’avversario, realizzandola.

Sir Alex Feruson sulla panchina del Manchester United dal 1986 al 2013, ha costruito sempre squadre d’attacco dall’alto ritmo di gioco offensivo, impostandole sulla flessibilità delle idee
Fonte foto: tuttoscommesse2013.blogspot.com

Sir Alex Ferguson ha fatto poi gli innesti atti a rifinire la complessità del gioco, ragionando come facevano in battaglia Napoleone e Giulio Cesare che inserivano ogni volta una manovra nuova che avesse però un incastro perfettamente aderente con la strategia complessiva che sullo sfondo veniva ripetuta mille volte. Ferguson ha inserito specifiche particolarità che hanno fatto del suo Manchester United una squadra sempre diversa, flessibile, mai prevedibile. Il primo Manchester della seconda metà della stagione ’86-’87 non è certamente uguale a quello che vinse la Coppa delle Coppe nel 1991 contro il Barcellona di Cruijff, così come l’inserimento di un solo giocatore come Eric Cantona nella stagione ’92-’93 fece sì che ad appena due anni di distanza la squadra fosse già cambiata e così via fino al 2013, ultimo suo anno di gestione. La squadra ha sempre mutato i suoi connotati, non è stata dunque un monolite tattico, non ha avuto un’ideologia incontrovertibile come il grande Ajax di Michels o il Milan di Sacchi o all’opposto (a livello tattico) la grande Inter di Herrera. E’ stata tatticamente mutevole. Una squadra non ortodossa nella tattica, ma capace di mescolare tradizione e modernità. La sua impostazione è il frutto di una sintesi. Non ha imitato gli altri ma ha costruito una sua impalcatura. L’idea è stata: essere “aggressivi” in difesa, a centrocampo e in attacco per novanta minuti.

L’architrave più importante della costruzione del Manchester United di Ferguson è stato l’attacco. Nel novembre ’86 l’allenatore scozzese dispone di Davenport, Gibson, Stapleton, Wood e Whiteside: a fine stagione i Red Devils sono undicesimi e hanno segnato 52 gol: tredicesimo attacco del campionato, più di loro hanno segnato anche il Southampton (69 gol), lo Sheffield (58 reti), il Chelsea (53 segnature) e il Leicester che retrocederà marcando 54 gol. La dodicesima, la tredicesima , la quattordicesima e una retrocessa hanno segnato più del Manchester United: il problema tattico è nell’assenza di forza realizzativa. Alex Ferguson costruisce la squadra negli anni futuri su questo principio: fare gol in quantità industriali. Questo concetto porta il Manchester United ha inserirsi in quel novero di squadre britanniche e internazionali che vogliono giocare nella metà avversaria. E’ l’applicazione di una filosofia: la squadra non controllerà la partita difendendo, ma attaccando. E lo farà con tre principi tattici: primo, si attacca sempre. Secondo: di anno in anno si sceglieranno giocatori diversi per caratteristiche tecniche e fisiche, in questo modo il sistema difensivo avversario faticherà a prendere i punti di riferimento e l’azione sarà sempre fluida perché imprevedibile. Terzo: il gioco sarà impostato sul ritmo altissimo negli ultimi venti metri. Sir Alex ha preso questo concetto dal “tremendismo” del Grande Torino che nell’ultimo quarto d’ora assaltava l’avversario imponendo ritmo elevatissimo che per l’attacco significa fare un’azione offensiva dopo l’altra senza soluzione di continuità. Non solo emulazione e ripresa di una tattica “storica” ma anche l’idea della continua corsa in avanti del calcio inglese. Tradizione più storia più mescolanza con la patria in termini di interpretazione della partita, questa la somma che fa il Manchester United.

Analizzare tutte le costruzioni d’attacco pensate dal vate scozzese ci porterebbe lontano, vediamo solo gli innesti principali. Nell’88 torna Mark Hughes e si sviluppa il gioco aereo. Nel ’92-’93 con Cantona si mette classe e genialità negli attacchi frontali. Nell’estate del ’95 Andy Cole porta velocità in progressione. Quando arrivano, tra il ’96 e il ’97 Solskjaer e Sheringham nasce la rapidità, rafforzata da Yorke nel’98. La squadra si stabilizza così fino al 2003-04 quando arriva Cristiano Ronaldo e diventa il catalizzatore di tutte le azioni, un centravanti che parte forte da sinistra è impossibile da marcare: nasce la verticalità. L’anno dopo con Rooney si immette l’acrobazia. Dal 2007 al 2012 con Tevez, Berbatov, Welbeck, Owen e Hernandez l’attacco diventa più strategico Ferguson pensa ai finali di partita dove può inserire giocatori capaci del guizzo risolutivo alla Montella o alla Altafini. L’ultimo, nel 2012-13, attaccante è Robin van Persie che come fece con van Nisterlrooy Sir Alex inserisce per far sì che ogni palla in area diventi un’occasione da gol.

Su questa architrave tattica classica il 4-4-2 si svilupparono tutti gli altri schemi del Manchester United. Qui abbiamo: 4 difensori con Neville e Irwin che spingono per 100 metri di campo. A centrocampo Interdizione Keane e inserimenti Scholes, cross Beckham e verticalità Giggs. Attacco a due che diventa a 6 quando i terzini e gli esterni di centrocampo sono tutti negli ultimi venti metri
Fonte foto: fmtrovaspazi.com

A centrocampo il Manchester United ha avuto due costruzioni tattiche: inserimenti in zona gol con Brian Robson e interdizione con Ince, Strachan e Nicky Butt e con l’avvento in squadra di Ryan Giggs nel ’90-’91, si innesta l’ampiezza e la verticalità sulle fasce. E il Manchester United vola. Il magico gallese, insieme a Andrey Kanchelskis volano sugli esterni e la squadra trova l’aspetto più bello del calcio inglese: le ali. Ora il centrocampo è completo, ma Sir Alex è un grandissimo per questo, perché sa rifinire la classe. Quando inserisce, nel 1994, Paul Scholes e Roy Keane l’anno prima, ritrova e migliora – perché i giocatori sono più forti – gli inserimenti e l’interdizione che gli davano Robson e Ince. Una tattica si può perfezionare sempre. E lo stesso fa con l’esterno destro dando la titolarità a David Beckham che ha il piede educato al cross come Mozart aveva le mani fini per il pianoforte. Con lui nascono gli assist e di conseguenza il gioco aereo ripetuto, si rafforza però anche la manovra centrocampo. Ferguson è uno scozzese e conosce l’introduzione che proprio i guerrieri di Scozia fecero nel calcio dell’800, il passing game: il gioco dei passaggi. Il suo Manchester United sa caricare l’avversario, ma sa anche passarsi la palla a centrocampo. I passaggi sono verticali perché devono servire al perno di tutto lo scacchiere tattico: azionare l’attacco.

In difesa ha sempre giocato con una linea di quattro con i terzini che appoggiano l’azione fino all’area avversaria. Da Viv Anderson e Derek Brazil al mito dei fratelli Neville, Gary e Phil. Un apporto rafforzato a sinistra da Irwin e nei giorni nostri da Evra, Valencia e Young. Tutti discesisti da 100 metri nelle gambe e dai buoni cross utili a mantenere vivo il gioco aereo. La sua difesa non ha mai fatto fuorigioco radicale sulla falsa riga dell’Ajax di Michels o del Milan di Sacchi o del Belgio anni ’70 e ’80. Il perché è nelle caratteristiche: i terzini sapevano correre all’indietro, che è la base per recuperare se il fuorigioco non scatta, ma i centrali no visto la loro imponente struttura fisica. I vari Stam, Vidic, Ferdinand, Blanc e Bruce, non avevano la velocità per correre all’indietro dovevano controllare il centro della difesa senza sguarnirlo. E siccome sono i centrali (quello dominante in particolare) a comandare il fuorigioco ne consegue che per questa loro mancanza di velocità, non si è fatto in modo radicale. Inoltre un sistema più moderato di gestione del fuorigioco era adattato anche alle caratteristiche di formidabile portiere da area di rigore più che da uscita radicale da libero puro, di Peter Schmeichel: portiere fenomenale che si esaltava in area di rigore e tra i pali. Anche per questo il Manchester United moderava il fuorigioco, aveva la certezza di essere più forte nel difendere in area. Questo significa fare la tattica con intelligenza e adattarla ai giocatori a disposizione.

A conclusione di questo studio una domanda: con quale modulo giocava il Manchester United di Sir Alex Ferguson? La risposta è con tutti. Dal 4-4-2 usato dagli esordi ai primi anni ‘2000, al 4-5-1 che varia a seconda delle posizioni in un 4-2-3-1 e si lega soprattutto al biennio ‘2007- ‘2009 che portò a una Coppa Campioni vinta e un’altra finale giocata, al 4-3-3 più raro nella tattica mancuniana ma ripreso dal calcio inglese anni settanta se pensiamo al Leeds United o allo stesso Manchester United o anche al Liverpool di quegli anni. Già il Liverpool di cui il Manchester United di Ferguson è stato, dopo il 1990, l’erede vincente e tattico con una precisazione importante: il 4-4-2 del Manchester di Sir Alex è stato più verticale di quello della mitica Red Army del Merseyside, a conferma che la tattica del re scozzese è stata una grande alchimia tra tradizione e innovazione.

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Prima puntata: Regno Unito, dove tutto ebbe inizio

Seconda puntata: Il calcio inglese tra Europa centrale e Sud America

Terza puntata: La regola del fuorigioco ed il terzo difensore

Quarta puntata: Vittorio Pozzo e l’Italia degli anni ’30

Quinta puntata: Il Disordine organizzato del calcio russo

Sesta puntata: La Grande Ungheria di Sebes e la maledizione di Bela Guttmann

Settima puntata: L’ascesa del calcio brasiliano ed il dramma del Maracanazo

Ottava puntata: Il 4-2-4 ed il Brasile di Pelé e Garrincha

Nona puntata: La riscossa del calcio inglese guidata da Stan Cullis e Alf Ramsey

Decima puntata: la rivoluzione di Viktor Maslov e la nascita del pressing

Undicesima puntata: il Catenaccio

Dodicesima puntata: la Grande Inter

Tredicesima puntata: rinascita ed evoluzione del calcio argentino

Quattordicesima puntata: il Calcio Totale

Quindicesima puntata: Valerij Lobanovski e il metodo scientifico applicato al calcio

Sedicesima puntata: il grande Milan di Sacchi l’armata invincibile

Fonte foto: eurosport.co.uk

Matteo Quaglini

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