Valerio Bacigalupo: il guardiano del Grande Torino

Valerio Bacigalupo: il guardiano del Grande Torino

Quattro volte campione d’Italia con la squadra della leggenda nel ’46, ’47, ’48, ’49. Al fianco di Valentino Mazzola e degli altri campionissimi, ha giocato 137 partite nella porta di quella stupenda formazione. E’ stato prima il portiere del Vado, della Cairese, del Savona e del Genova 1893. E’ stato per cinque volte estremo difensore azzurro. Il suo nome appare in otto libri di storia del calcio e del mito granata

Bacigalupo, Ballarin, Maroso…la metrica più affascinante nello snocciolare una formazione di calcio come fosse una poesia di Leopardi o un verso di Dante, è stata questa. Poi venne negli anni ’60 quella della Grande Inter con Sarti, Burgnich, Facchetti e ancor prima c’era stata nei romanzeschi anni ’30 quella che suonava Combi, Rosetta, Caligaris, a introdurre sul palco del teatro chiamato campionato, la Juventus del quinquennio d’oro. Tra tutte però, la metrica del Grande Torino risplendeva nell’intonazione fiabesca: grandissima tra le grandi.

Il primo nome di quella squadra
favolosa che in Italia ha saputo più di chiunque altro mescolare
storia e sport, vissuto e sogno, era il suo. Era quello di Valerio
Bacigalupo da Vado Ligure. Dal sorriso gioioso, il buon Valerio
proveniva da una famiglia di sette fratelli e quattro sorelle
espressione di vita questa che raccontava appieno l’Italia agricola,
balneare, contadina e borghese di allora. La famiglia su cui si
fondava la società, come ha analizzato lo storico inglese Ginsborg,
era il nucleo da cui partivano i soffici sogni dei ragazzi della
provincia e delle città italiane.

Quello di “Baciga” era giocare in porta forse per emulare il fratello Manlio che per vent’anni, dal 1924 al 1943, aveva difeso i pali del Genova 1893 e del Venezia e per continuare citando le squadre più importanti, per dieci partite, dello stesso Torino quello del primo scudetto del 1928. Proprio il fratello Manlio lo convinse che lasciare la Liguria per Torino poteva essere il grande viaggio della vita. Così Valerio Bacigalupo andò, all’età di ventuno anni, a difendere i pali della squadra capitanata da Valentino Mazzola, era il 1945 e la guerra era appena finita. Lo aveva notato Ferruccio Novo il presidente illuminista del sogno granata, pagandolo al Savona 160.000 lire dell’epoca, in una partita tra le Rappresentative della Liguria e del Piemonte. Il calcio era a causa del conflitto bellico, invasore delle strade d’Italia così come di quelle del mondo, diventato da nazionale, rionale. Locale per meglio dire. Lì nascevano i talenti del football del dopo guerra, quello povero ma bello.

Valerio Bacigalupo sarà il portiere del Grande Torino fino a Superga e in quei quattro anni segnerà con i compagni la leggenda aurea del mito torinista. Alto 1,76 cm, dalle grandi mani, era acrobatico e anticipava gli avversari in mischia sovvertendo il principio tecnico del calcio western di allora, dove i portieri si buttavano con sprezzo del pericolo tra i piedi del groviglio di uomini che in area cercavano la palla per fare gol. Lui no, lui giocava d’anticipo. La cifra della sua classe era questa, arrivare un attimo prima e in tempo. Dava sicurezza ai compagni perché era solido nel piazzamento e un buon para rigori, anche se all’esordio tra i pali del superbo squadrone aveva subito un gol proprio su rigore da Silvio Piola in un derby perso con la Juventus. Era il 14 ottobre del 1945, l’inizio un po’ amaro di una storia dolce che sarebbe terminata col primo dei quattro scudetti vinti.

In nazionale ha giocato poco, cinque volte ma il suo è stato un romanzo fascinoso. Esordì a Bari in Italia-Cecoslovacchia 3-1 del 14 dicembre 1947. Poi il 27 marzo del 1949 parò tutto alla Spagna, nella Madrid ancora franchista. Era la sesta vittoria nella storia degli azzurri contro gli hidalgos della casata borbonica, la prima in terra iberica e fu anche l’ultima partita dei torinisti in nazionale. L’Enciclopedia Treccani nelle righe a lui dedicate ricorda l’unica partita veramente sfortunata sul piano tecnico: Italia-Inghilterra 0-4 nella sua Torino, il 16 maggio del 1948. Stanley Mortensen lo beffò con un tiro di punta all’incrocio partito dal lato destro dell’area di rigore a tre metri dalla riga di fondo, ma “Baciga” rimase grande anche nella sconfitta. Com’è proprio dei grandi.

A Superga inaspettata arrivò la fine di un altro viaggio, quello della vita. Nel caos, nella tristezza, nello sgomento, ritrovarono tra le macerie dei rottami il suo portafoglio. Dentro c’era una foto di Sentimenti IV, il suo idolo. Sul retro una dedica del grande portiere della Juventus a Valerio Bacigalupo, amico, rivale ed erede. Pochi giorni prima di quel funesto 4 maggio 1949, il 30 aprile, Bacigalupo aveva parato tutto a San Siro fissando lo 0-0 contro l’Inter che valeva lo scudetto numero cinque. L’omaggio di Sentimenti IV era per un grande portiere, ma anche per un uomo dal sorriso gioioso.

Fonte foto: toronews.net

Matteo Quaglini

L’articolo Valerio Bacigalupo: il guardiano del Grande Torino proviene da Passione del Calcio.

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